Renzi e Salvini e lo schiaffo giudiziario che avevano visto benissimo arrivare

Di Luigi Amicone
15 Dicembre 2019
Hanno scelto l’opportunismo manettaro anziché essere conseguenti davanti a quanto rilevato nei mille casi di politici seppelliti da stampa e pm
salvini renzi

Segnatevi il giorno di fine novembre della letteralmente spettacolare operazione della Guardia di finanza che al comando della procura di Firenze ha compiuto una ventina di perquisizioni in tutta Italia, onde dimostrare che la Fondazione Open di Matteo Renzi – lautamente finanziata da lorsignori di qua e madamine di là, fin dai tempi in cui il Matteo sbagliato regalò 80 euri in busta paga, dopodiché apparve come il nuovo re d’Italia, dalla Leopolda sfornando visioni a stelline e striscioni obamiani – non è una fondazione, bensì un partito; perquisizioni seguite alla messa in canna del proiettile (linguaggio figurato, metaforico, similitudinario) dell’imputazione di finanziamenti illeciti ai partiti, traffici di influenza eccetera. Insomma, tutto il varietà di leggi e leggine antipolitiche dell’ultimo ventennio, votate col sempre ricorrente e deficiente e retorico entusiasmo che caratterizza il sorcio parlamentare che si scava la buca dove andrà a cacciarlo il gatto in ermellino. Bella la difesa del Matteo sbagliato: invasione di campo della magistratura, però io ho fiducia nella giustizia, ma come si fa adesso a fare politica se non si possono utilizzare neanche i soldi dei privati dopo che abbiamo abolito – e precisa pure «giustamente», lo scellerato – il finanziamento pubblico dei partiti?

Renzi capisce tutto. Anzi, aveva già capito tutto. Sapeva che con Silvio Berlusconi era andata così, e via discorrendo. Ma cos’è che non regge nella sua difesa e contrattacco, così come in tutta la più spigliata politica che ha vissuto sulle ceneri di Mani pulite? Detto in breve di una generazione astuta, sveglia, veloce, tanto quanto non lascerà traccia dietro di sé, non regge l’allegro e cinico opportunismo.

Un’era al tramonto, a Dio piacendo

I Matteo che ora protestano per il presunto waterboarding, la tortura per affogamento, a cui sarebbero sottoposti da parte delle procure, avrebbero dovuto essere conseguenti con quanto rilevato nelle vicende Berlusconi e nei mille rivoli di politici assassinati per via mediatico-giudiziaria e poi seppelliti nella storia dei vinti. Insomma i supposti “uomini nuovi” di una supposta seconda repubblica che non è mai esistita se non come ripetizione farsesca della tragedia manipulitista di primi anni Novanta, avrebbero potuto dire parole diverse dalle offese quotidiane e dalle intemerate manettare che hanno fatto ricchi e superbi i vari Marco Travaglio.
Detto ciò, ci sono chiari segni che anche l’epoca dei superbi operatori di ingiustizia volge al tramonto. Lo aveva avvertito per primo la buonanima di antico comunista in magistratura Gerardo D’Ambrosio, capo della procura generale al tempo in cui competeva, senza poter però scalfirne il mito superiore, con quella del diversamente comunista Francesco Saverio Borrelli, la cui eredità è oggi l’ufficio del capo procuratore di Milano Francesco Greco, l’unica Sublime Porta che può permettersi di mettere in riga indistintamente capo del governo e capo della procura di Taranto. Ecco, avvertiva D’Ambrosio, «prima o poi la magistratura dovrà rientrare nei ranghi, cessare il ruolo di supplenza, restituire il pallino alla politica». Cito a memoria, e non sbaglio il senso, da un’intervista al Giornale dei primi Duemila.

Naturalmente, sembra che D’Ambrosio abbia avuto torto o, per lo meno, che non abbia azzeccato i tempi. Tant’è che, dopo la prima ondata dipietrista, il manipulitismo 2.0, quello che ha spinto l’Italia nella deriva da terzo mondo dove si trova adesso, sotto tutti i punti di vista e indicatori socio economici culturali, è stato quello battezzato simbolicamente nel 2006 dall’allora mitico magistrato di Palermo Antonio Ingroia, quando portò all’altare il Fatto quotidiano dell’amico torinese che si era forgiato al Giornale di Montanelli, che era poi transitato con assoluta nonchalance all’Unità di Furio Colombo. E che, infine, si era messo in proprio per fare una montagna di soldi con una creatura quotidianamente alimentata da notizie freschissime – e che notizie! – sguscianti dalle procure di tutta Italia. Aveva trovato l’uovo di Colombo il giornalismo gaudente del tintinnar di manette. Uovo da cui uscì tutto il bendidio che fece il grano con La casta e con quella cultura del piagnisteo, girotondismo indignato, pistolotti da preti, che arriva fino a oggi con le sardine in barile. Però è un mondo che sta per finire, a Dio piacendo. Vuoi perché non c’è più trippa per gatti nel paese oramai parecchio sotto la Grecia. Vuoi perché sta arrivando l’ondata sovranista che chiuderà l’epoca della spazzatura politica con le stelle rosse. E, con essa, l’opportunismo più o meno allegro (Nicola Zingaretti, col suo rilancio di un «partito antifascista» sembra l’ultimo Honecker senza nemmeno un Breznev che lo voglia baciare sulla bocca).

«Sta per venire il giorno»

Infine segnatevi questo arco temporale: 1993-1994 / 2018-2019, entro il quale stanno compresi i due eventi simbolici che aprono e chiudono la seconda repubblica, la farsa che da quinta potenza mondiale ci ha condotto a fanalino d’Europa, con un Pil che il prossimo anno avrà incremento inferiore a quello di un qualsiasi stato dell’Africa subsahariana. Segnatevi l’anno ’93-’94 in cui grazie alla coppia Scalfaro-Napolitano fu abrogata l’immunità parlamentare prevista dai padri costituenti nella Carta fondamentale della Repubblica proprio per evitare la pistola alla testa (figurato, metaforico, similitudinario) da parte del potere giudiziario. E segnatevi l’anno che se ne sta andando, con l’ennesima simbolica umiliazione del Parlamento nato dalla Costituzione, che si taglia i posti tra l’esultanza al barolo dei deficienti detti sopra. Dentro questa parentesi, c’è la morte della politica, cioè della «più alta forma di carità» diceva papa Paolo VI, e perciò – essendo la politica la guida indispensabile di una comunità civile – la morte di un paese. Cosa succederà con l’avvento del sovranismo e dopo la frastornante uscita della Gran Bretagna dall’Europa? Nessuno lo sa. Tutto è da ricostruire.
Ma per dirla in tutta umiltà, con le parole di un Altro, direi biblicamente col profeta Malachia che «sta per venire il giorno rovente come un forno; allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà in modo da non lasciar loro né radice né germoglio».

Foto Ansa

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