Requiem per l’Occidente

Di Respinti Marco
13 Giugno 2002
È una delle voci più controverse degli Usa, ma ogni suo libro è un evento, e l'ultimo un best-seller

È una delle voci più controverse degli Usa, ma ogni suo libro è un evento, e l’ultimo un best-seller che nemmeno i suoi avversari più irriducibili ignorano. Il suo nome è Patrick J. Buchanan, “giornalista prestato alla politica” che, come acutamente osservato, colpisce più con la penna che non con la politica (alle primarie del 1992 e del 1996 andò male come candidato presidenziale nel Partito Repubblicano, addirittura disastroso fu nel 2000 come front-runner del Reform Party di Ross Perot). Grande comunicatore e prosatore sapido e convincente, incarna al meglio il tipo che in inglese si direbbe take no prisoner. Il suo sesto libro, The Death of the West: How Dying Populations and Immigrant Invasions Imperil Our Country and Civilization, appena uscito per la St. Martin’s Press di New York, fa raggelare il sangue. Soprattutto dopo l’11 settembre. Secondo Buchanan, l’Occidente è morto e sepolto anzitutto perché non si ricorda più chi è a fronte di “nuovi barbari” (letteralmente stranieri) che premono alle porte, poi perché colpito dal virus antinatalista. Muore l’Ovest, insomma, per perdita di memoria e per incapacità di rigenerarsi. Il World Population Prospects: The 2000 Revision Highlights, pubblicato il 28 febbraio 2001 dal Settore Popolazione dell’ONU, dice che se nel 2000 l’Europa dall’Islanda alla Russia contava 728 milioni di persone, nel 2050 crollerà a 600. «L’ultima volta che la popolazione europea ha segnato un calo di questa entità — commenta Buchanan — è stato durante la Grande Peste del 1347-1352». L’Europa invecchia e muore. Tutta? Non tutta. Delle 47 nazioni del Vecchio Continente, nel 2000 una ha mostrato un trend opposto, assicurandosi, rebus sic stantibus, la sopravvivenza sine die. Solo una nazione. Solo l’Albania. Solo quel pezzo di Europa che dal 2 dicembre 1992 aderisce all’Organizzazione della Conferenza islamica. Marco Respinti

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