Resistente scomodo

Di Bobo
17 Marzo 2005
Tommaso Piffer, Il banchiere della Resistenza, ed. Mondadori, pp. 306, euro 18

Eppure è stato presidente del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia dal settembre 1943 all’aprile del 1945. Ma non era gradito a chi poi ha scritto la storia di questo paese. Così Alfredo Pizzoni, banchiere, protagonista di primissimo piano della Resistenza, capace per diciotto durissimi mesi di mantenere i rapporti tra i partiti antifascisti e i comandi angloamericani (e di trovare le risorse per finanziare la lotta) è sparito dalla memoria collettiva. Rimosso. Come non fosse mai esistito. Perché era un borghese indipendente.
Un patriota sincero, medaglia d’argento nella Prima guerra mondiale, compagno d’avventura di D’Annunzio a Fiume, che non si era lasciato sedurre dalla retorica fascista (e che aveva pagato la fronda con una carriera relegata a ruoli marginali in filiali periferiche della banca per cui lavorava).
Quando l’Italia entra in guerra nel 1940 Pizzoni, certo che l’avventura bellica sarà un disastro, padre di cinque figli, decide ugualmente di farsi richiamare nell’esercito. E dopo l’8 settembre la sua autorevolezza è riconosciuta da tutti. Ma la sua opposizione ai sogni rivoluzionari non gli sarà perdonata. Grazie dunque al giovane economista che ci ha restituito un protagonista della nostra storia.

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