Resistenza all’agropirateria
La vergogna è sapere che oggi l’olio d’oliva che gira per l’Unione Europea può essere ancora prodotto con taglio di oli di semi o addirittuta con olio “lampante”. Ed a Bruxelles c’è battaglia perché non si vuole concedere che l’olio a denominazione d’origine sia quello effettivamente franto in loco. La vergogna sono quei giornalisti dalla velina facile che esaltano l’aceto balsamico dell’industria che vuole scippare agli artigiani dell’aceto balsamico “tradizionale” la palma dell’autenticità. Quante bugie si nascondono dietro la nostra alimentazione, persino l’allarme sull’aumento dei casi di celiachia, che al Meeting di Rimini fu minimizzato da un esponente dell’Istituto Superiore della Sanità, sta venendo a galla con verità sconcertanti. Il ministro per le Politiche Agricole mi ha nominato, nei mesi scorsi, nella commissione sull’agropirateria e l’etichettatura dei prodotti. Un riconoscimento che certamente premia i dieci anni di Papillon (grande festa il 29 settembre), ma anche lo stimolo per un lavoro che non lascerà tregua ai furfanti delle nostre tavole.
Brindo con un vino da “Resistenza Umana” della Val di Susa: il Colfacero dell’azienda Sibille (tel. 0122/622744) di Gravere, gradevole nelle sue primitive asperità.
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