Restano sei mesi per salvarci dall’Iran nucleare
Abbiamo sei mesi. Questo è il tempo necessario perché l’Iran riesca a dotarsi della tecnologia missilistica per proteggersi da un attacco aereo sulle proprie centrali nucleari. Il fornitore di questo sofisticato sistema difensivo è la Russia dello zar Putin, collaborante paese esportatore di caviale, materie prime e oggi di sushi al polonio. Sei mesi dunque è il tempo entro il quale si può esercitare una deterrenza per convincere Teheran a fermarsi o altrimenti passare all’azione e smantellare manu militari la minaccia iraniana.
Se non avremo fatto nulla, dovremo tenerci il regime degli ayatollah armato e Ahmadinejad ha già chiarito la propria intenzione di cancellare Israele dalla carta geografica (sogno appoggiato anche dai suoi avversari interni). Nel frattempo, sei mesi è la durata della tregua concordata tra Israele e Hamas. In meno di duecento giorni Israele deve riuscire a ottenere la restituzione di Shalit, il giovane soldato rapito, e Hamas deve convincersi della bontà della pace. Intanto, i gruppi terroristi palestinesi si riorganizzeranno, mentre Hezbollah andrà avanti; da quando le Nazioni Unite hanno inviato in Libano un bel po’ di soldati (tra cui i nostri), l’organizzazione guidata da Nasrallah non ha perso un solo giorno per far arrivare, tramite la cortese collaborazione siriana e il pilatesco approccio Unifil, armi iraniane (e russe). Israele non penso resterà a guardare e valuterà ogni opzione, chi invece punta solo sul dialogo si dia da fare. In bocca al lupo.
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