REVISIONISMI/2

Di Justin Mc Leod
08 Luglio 2004
Per gli uomini e le donne del Medioevo la crociata era un atto di pietà, carità, amore; ma era anche un mezzo per difendere il proprio mondo, la propria cultura e il proprio modo di vivere

«Per gli uomini e le donne del Medioevo la crociata era un atto di pietà, carità, amore; ma era anche un mezzo per difendere il proprio mondo, la propria cultura e il proprio modo di vivere. È facile per i moderni liquidare le crociate come moralmente ripugnanti, cinicamente malvagie, o, come sintetizzò Runciman, “nient’altro che un lungo atto di intolleranza in nome di Dio”. Giudizi del genere in realtà parlano più dell’osservatore che del fatto osservato. Sono basati su valori interamente moderni (e perciò occidentali). Se, dalla sicurezza delle nostre cattedre, è facile condannare il crociato medievale, dobbiamo essere consapevoli che sarebbe altrettanto facile per lui condannare noi. Le nostre guerre infinitamente più distruttive condotte in nome di ideologie politiche o sociali sarebbero ai suoi occhi sprechi ingiustificati di vite umane. In entrambe le società, la medievale e la moderna, la gente combatte per ciò che le è più caro. È un dato della natura umana che non può essere cambiato tanto facilmente. (…) Nel bene e nel male il movimento crociato ebbe nel lungo periodo effetti significativi. Non c’è dubbio che le crociate rallentarono l’avanzata dell’islam. La presenza degli stati crociati nel vicino Oriente per quasi due secoli ha messo certamente in difficoltà la potenza islamica e rallentato la costituzione di uno stato islamico unitario. Anche le crociate che fallirono o addirittura quelle che non si realizzarono costrinsero le potenze musulmane a distogliere risorse dagli attacchi all’Occidente alla difesa dei propri territori. Come minimo, dunque, le crociate hanno offerto all’Europa un po’ di respiro. A giudicare da quante volte ha evitato per un soffio un’invasione turca nel Quindicesimo e Sedicesimo secolo, l’Europa aveva bisogno di quel respiro».
Così Thomas Mudden, nel tracciare un bilancio conclusivo al termine del suo studio sulle guerre degli europei per la conquista e la difesa del Santo Sepolcro. Quando un editore coraggioso tradurrà opere così?

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