Ri-concertiamo. O qui rischiamo il caos

Di Luigi Amicone
21 Febbraio 2002
Dopo la polemica con la Cgil e l’intesa di Berlusconi con il laburista Blair, la Cisl tenta di uscire dall’angolo dove, per note ragioni politiche, la vorrebbe costringere un Cofferati che si candida a segretario dello sciopero generale (e, dopo giugno, dei Ds?). La difficile arte del realismo di un sindacalista che cerca di difendere l’interesse dei lavoratori. Ma che si trova pressato da una Cgil che vorrebbe trasformare l’unità sindacale in partito di opposizione intervista a Savino Pezzotta, segretario Cisl, a cura di Luigi Amicone

Barbuto come il segretario della Cgil. Ma è Pezzotta, segretario Cisl. E con un piglio che dice “non ci sto”. A cosa? Ma è evidente, no? A finire stritolato nel giochetto del di qua o di là, con noi o col governo, garbatamente suggerito dal segretario Cgil dal palco dell’ultimo congresso riminese. Come se la Cgil ritenesse di avere il monopolio della “giusta causa” del mondo del lavoro. In questi giorni Pezzotta e la sua Cisl stanno giocando una partita difficilissima. La partita di restare sindacato dei lavoratori. Forte è il richiamo della sirena Cgil a fare dell’unità sindacale un possente strumento politico di opposizione al governo. Il primo biglietto da visita di questa singolare riduzione del sindacato a partito dovrebbe essere la proclamazione congiunta dello sciopero generale. Ma la Cisl di Pezzotta, almeno per il momento, resiste. Cofferati punta a una discesa in politica (a giugno si dimetterà da segretario e dunque avrà mani libere , analogamente al suo amico F. S. Borrelli, presto illustre pensionato della magistratura con l’elmetto).

La sinistra è tentata dall’“opzione ’94”. Mobilitazione politica generale per affondare il governo. In questa prospettiva la Cgil potrebbe fare da pivot, ufficiale e ufficioso, un po’ tutto (dai Cobas agli antiglobal, dal partito giustizialista di Micromega a Rifondazione). Con qualche rischio, ovviamente, per il benessere e la democrazia italiani.

Segretario Pezzotta, ha sentito come Cofferrati ha liquidato l’accordo italo-inglese sul lavoro: «Blair è un cinico, il suo asse con Aznar e Berlusconi è contro la democrazia». Cosa ne pensa?

La socialdemocrazia europea a me interessa poco. Sono invece interessato al fatto che si è prodotto un documento che parla di questioni del lavoro senza aver coinvolto i sindacati. Questo credo sia il problema.

Giudizi nel merito di quel documento?

Nessuno.

Vi siete chiariti con Cofferati dopo le polemiche di Rimini?

Non abbiamo ancora avuto nessun incontro. Forse lo avremo in settimana. Intanto ci siamo scambiati le nostre opinioni attraverso i giornali.

Qual è il suo bilancio dell’ultimo congresso Cgil?

Io credo di essere andato al congresso con una posizione molto chiara e credo rispettosa del congresso di una grande organizzazione. Non mi sembra che abbia ricevuto molti apprezzamenti e questo mi dispiace. Poi il congresso di una grande organizzazione lo giudica quella stessa organizzazione. Certo, avrei preferito che non si discutesse soltanto di sciopero generale -sì / sciopero generale –no, ma che arrivassero proposte su come affrontare i problemi che abbiamo oggi sul tappeto. La flessibilità è un problema: o la si governa, e lo si fa attraverso accordi e negoziazioni, oppure la governa il mercato e se la governa il mercato diventa precarietà. Io credo che siano queste le questioni vere che dobbiamo affrontare. Come tutelare chi ha tutele, ma anche come estendere o allargare o rimodulare le tutele per chi non ne ha.

Però non sono soltanto gli ambienti governativi ad accusare i sindacati di essere una forza conservatrice nel Paese…

In Italia tutti continuano a fare le pulci al sindacato. A me hanno sempre insegnato che prima di vedere i bruscoli nell’occhio altrui ognuno dovrebbe occuparsi delle proprie travi. La Cisl ha senz’altro elementi di conservazione: certo che vogliamo conservare alcuni diritti, alcune tutele. Ma siamo anche disponibili ad affrontare alcuni temi d’innovazione. Quando noi parliamo di nuovi ammortizzatori sociali, quando parliamo di come riorganizzare il collocamento, quando parliamo di queste cose ci poniamo su una strada d’innovazione.

Sì, ma intanto anche associazioni a voi vicine e fortemente radicate nella società civile – penso alla Compagnia delle Opere che ha raccolto milioni di firme ottenendo l’introduzione nella Carta costituzionale del principo di sussidiarietà – sostengono la necessità di una riforma dello Stato che consenta di passare dal welfare State assistenziale a una welfare society fondata sull’iniziativa dei cittadini e dei corpi sociali nel campo del lavoro, della scuola, della sanità…

Il problema vero è che occorre intendersi bene. La Cisl per sua storia, natura e cultura non è mai stata ostile alla sussidiarietà. Noi però riteniamo che sussidiarietà non deve diventare sinonimo di liberalizzazione totale. Riteniamo che, dentro il processo di sussidiarietà, un ruolo ordinatore, d’indirizzo, per far sì che le tutele siano garantite a tutti, spetti al pubblico. In questo senso occorre attenzione per la sussidiarietà, ma anche per il ruolo e la funzione del pubblico.

Può farci qualche esempio?

Per quanto riguarda il mercato del lavoro abbiamo chiaro che il collocamento deve diventare qualcosa di nuovo e di diverso, dove anche il ruolo del sindacato, delle associazioni, l’utilizzo degli enti bilaterali per l’incontro tra domanda e offerta deve esserci. In questo campo si possono fare sperimentazioni interessanti.

E su sanità e scuola, lei pensa che pubblico sia sinonimo di statale?

Su scuola e sanità bisogna stare molto attenti. Io credo che sia auspicabile incamminarsi verso il federalismo anche nel nostro paese, il problema però è che il federalismo non può creare 21 sistemi sanitari e 21 sistemi scolastici diversi. Il paese ha bisogno di avere un sistema unico, perché deve competere con altri paesi. In questo bisogna trovare qualche soluzione anche per la scuola privata che nessuno nega e di cui c’è bisogno. La proposta Cisl sulla scuola privata è quella dell’accreditamento, così come avviene nella sanità.

Rispetto all’articolo 18, voi siete contrari alla sua abrogazione però siete anche contrari anche allo sciopero generale. Può precisarci la posizione della Cisl in proposito?

Sull’articolo 18 soprattutto siamo contrari all’abolizione del reintegro di chi viene ingiustamente licenziato. Si tratta di una tutela che riguarda pochi, cioè quelli che vengono ingiustamente licenziati, che un terzo, il giudice, può decidere di far reintegrare al proprio posto di lavoro se riconosce che è avvenuta un’ingiustizia. Una norma di buon senso. Abolirla non creerà alcun posto di lavoro in più, potrebbe invece aprire lo spazio ad alcuni arbitri. Io credo che questo deterrente vada mantenuto. Poi nel lessico della Cisl non è che abbiamo abolito il termine sciopero: ho soltanto detto che in questa fase occorre prima tentare fino in fondo di aprire il confronto con il governo. Pertanto, se si vuole questo confronto, lo sciopero generale è inopportuno. Dico: inopportuno in questa fase.

Al di là dell’accordo specifico Blair – Berlusconi, non crede che con la flessibilità la Gran Bretagna laburista abbia introdotto grandi possibilità di crescita non solo per l’economia generale ma anche per l’interesse particolare dei lavoratori?

C’è una differenza di fondo. Che l’Inghilterra laburista di Blair ha un sistema di ammortizzatori sociali, il nostro paese invece no. Perciò non possiamo fare le stesse cose se abbiamo sistemi e modelli diversi. Alcuni elementi di flessibilità che si possono gestire in Gran Bretagna non possono essere gestiti in Italia perché manca questa copertura d’ammortizzatori sociali.

In sintesi, sul tema specifico di lavoro e occupazione, quali sono le priorità della Cisl e su quali punti chiede il confronto col governo?

Abbiamo chiesto il confronto innanzitutto sullo statuto dei lavori, il che significa una rimodulazione delle tutele, tutele fondamentali per chi non ne ha, ricreare una ricomposizione delle tutele fra chi è dentro e chi è fuori. Chiediamo che il governo apra un tavolo per quanto riguarda un processo che porti il nostro paese ad avere un sistema d’ammortizzatori sociali in modo che chi si trova senza lavoro abbia un percorso di accompagnamento che lo riporti dentro il mercato del lavoro. Chiediamo il diritto alla formazione.

Che giudizio avete sull’operato del governo Berlusconi?

Dell’operato di questo governo abbiamo dato una valutazione piuttosto articolata. Lo abbiamo criticato per quanto riguarda la finanziaria, lo abbiamo incalzato sulla questione delle deleghe sul lavoro e sulla previdenza, riteniamo che il governo dovrebbe avere maggiore attenzione alle problematiche del Mezzogiorno, il vero problema di questo paese di cui però nessuno parla.

Dai sindacati di base ai Nanni Moretti è tutto un ribollir di manifestazioni, scioperi e scioperetti. Che giudizio avete su questo tentativo di cavalcare le piazze?

È chiaro che se non si governano le questioni, o se si alzano le tensioni del confronto col sindacato, poi ognuno si mette a fare movimenti. Io credo invece che ci sia la necessità di ripristinare nel nostro paese elementi di concertazione vera, di dialogo sociale vero, e che occorre puntare con determinazione alla coesione sociale perché se non c’è coesione sociale alla fine emerge conflittualità. Sono queste le scelte che il governo oggi ha di fronte.

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