Riciccio della Sera.

Di Tempi
11 Gennaio 2007
Clonato l'ennesimo editoriale di Ronchey sul sovraffollamento del pianeta

Da dieci anni a questa parte le Nazioni Unite rivedono al ribasso le loro proiezioni di incremento, 94 paesi del mondo hanno già tassi di fertilità inferiori a quello (2,1 figli per donna) che garantisce la crescita zero della popolazione (non solo paesi ricchi europei, ma anche Cina, Brasile, Turchia, Iran, Vietnam, Birmania, Algeria, ecc.), tutti i più accreditati demografi scommettono su una stabilizzazione della popolazione per la fine del corrente secolo, tutte le statistiche sui fattori di crisi ambientale mostrano che a creare problemi non è il numero degli umani, ma il loro stile di vita, le tecnologie inquinanti o inadeguate. Ma lui insiste, identico a se stesso da tempo immemore. Puntuali come gli uragani della Florida, ossessivi come gli appelli di al Zawahiri, da vent’anni gli editoriali di Alberto Ronchey sull'”inflazione umana” e sulla “proliferazione umana” si abbattono sui lettori della prima pagina del Corriere della Sera. Per lui non c’è sociologia dello sviluppo, non c’è politica di grande potenza, non c’è crisi del welfare che tenga: la popolazione è eccessiva sia nel povero Terzo mondo, sia nella decrepita Europa al tramonto, sia nei ricchi e potenti Stati Uniti. Mai lo assale un dubbio. Che a calmierare la demografia sia servito più lo sviluppo economico che le politiche di denatalità; che se gli Usa e l’Europa seguissero i suoi consigli i primi non sarebbero più la potenza egemone e la seconda non potrebbe più pagare le pensioni. D’altra parte la ripetitività di Ronchey non è solo metaforica: l’anno scorso il Corriere gli pubblicò due volte in un mese letteralmente lo stesso articolo.

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