Ricordare e poi tacere

Di Ferrari Anna
18 Novembre 2004
Sandor Marai, Confessioni di un borghese, ed. Adelphi, pp. 457, euro 19

Un giovane ungherese di ottima famiglia, proveniente dal centro della civiltà danubiana, racconta di sé: della ricca casa straripante di libri, dei genitori, nitidi nella memoria come l’Ungheria e la solidità cattolica. La vastità dello sguardo e l’amore doloroso per la realtà accompagnano questo straordinario lungo romanzo autobiografico di Sandor Marai.
Gli antenati sassoni e ungheresi gli hanno trasmesso l’irrequietezza e la nevrosi. Inizia a peregrinare in Europa, attratto dagli ambienti letterari e dalle culture nuove.
Il padre lo mantiene, lui è spendaccione, curioso del mondo e di sé vuol fare il giornalista. Lavora con successo per un giornale tedesco e questo lo rende più sistematico. Cerca il proprio compito, l’unicità del talento e del genio. Scopre il Rinascimento a Firenze, e a Parigi, nella scrittura dei francesi, la costanza del significato. Scopre la propria natura e il valore della lingua materna per uno scrittore, e la bellezza della tradizione.
è il momento di tornare dai suoi connazionali. Il suo destino è nella patria. Ritrova luoghi e lingua, scrivere è il suo modo di vivere. Nascono tanti libri.
Muore il padre, così simile e amato. Ora deve soltanto testimoniare di aver visto l’Europa, ricordare e tacere.

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