Riforma della scuola: un’odissea
Nel momento in cui scriviamo, la discussione al Senato della riforma della scuola è alle battute finali. Ora sarà la volta della Camera e se il passaggio a Montecitorio andasse liscio, senza la necessità di tornare in seconda lettura al Senato, avremo la riforma entro l’inizio di dicembre. Altrimenti, vista la contemporaneità con la legge finanziaria, il varo definitivo avverrà dopo la pausa natalizia, nella seconda metà di gennaio. è passato più di un anno da quando il governo Berlusconi con il suo primo atto politico fermò la riforma di Berlinguer. Un atto coraggioso dato che comunque la legge targata Ulivo era stata approvata dal Parlamento. è passato un anno, ma sembra un secolo. Il nuovo disegno di legge varato dal governo a febbraio si è impastoiato nelle beghe della maggioranza, nelle polemiche scatenate dai centristi e da Alleanza Nazionale. Giunto al senato all’inizio dell’estate il progetto di legge ha dovuto superare le numerosissime obiezioni sia della Casa delle Libertà che dell’Ulivo. Il tentativo è stato quello di farla diventare una legge bipartisan e a un certo momento, nel pieno dell’estate, sembrava anche in discussione la poltrona di Letizia Moratti. L’intervento di Berlusconi al Meeting di Rimini e alcune sue dichiarazioni agostane ebbero il merito di togliere l’impasse, fugando anche i dubbi sul suo ministro. Rimase però il dubbio che oggi è divenuto certezza. Mancano i fondi. L’autunno è passato con l’imperativo di prendersela con calma allo scopo di raggranellare qualche spicciolo per far almeno partire la prima elementare riformata dal settembre 2003. Tremonti ha comunque dato la sua benedizione e pare che si sia impegnato a reperire anche in futuro i fondi necessari. Nei prossimi anni dovrebbero essere più cospicui, ma rimane il fatto che i 19mila miliardi utili per portare a termine l’intera operazione saranno da reperire anno per anno. Il dato positivo è comunque che la legge sia arrivata in fondo e che oggi ottenga più consensi che critiche. Sul piano sindacale a osteggiarla a spada tratta è rimasta solo la Cgil, mentre Snals, Cisl e Uil, pur non amandola, non faranno nulla per ostacolarla. Terminato il primo giro, al prossimo toccherà elaborare i regolamenti attuativi, dai programmi, alla formazione dei docenti. Pare che i curricoli siano già fatti e chiusi nei cassetti di Giuseppe Bertagna, deus ex machina della riforma, il quale li tirerà fuori al momento opportuno.
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