RIFORMISMO DEL FARE
L’assioma su cui si regge la scelta formigoniana è tanto semplice quanto terribilmente complesso, quasi eversivo, per un’Italia che ancora vive la politica nell’incubatrice di Tangentopoli. La società lombarda – e quella italiana, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto – ha bisogno urgente di riforme: cioè di riorientare il welfare verso i giovani, le donne e i disoccupati, ridurre la spesa pubblica e perciò i dipendenti pubblici, chiudere con l’assistenzialismo verso il Sud, la Confindustria, i sindacati, ridurre le tasse, praticare il federalismo fiscale, riformare la Costituzione e le istituzioni, mettere al centro delle politiche gli utenti, non gli addetti, i cittadini, non i lavoratori.
In altre parole: spezzare la trama corporativa – il partito della rendita – che tiene il paese inchiodato a terra e impedisce di governarlo, diminuire l’oppressione che una potente amministrazione pubblica esercita sui cittadini, sui consumatori, sulle imprese, sul Parlamento, sulla concreta applicazione delle leggi.
Queste necessità sono fortissime in Lombardia, la cui economia è fortemente aperta ed esposta al mercato mondiale. Sennò si accelera il declino. Formigoni sa bene che il passaggio dalla necessità di riforme alla domanda di riforme non è automatico: la struttura corporativa della società cosiddetta civile oppone resistenze robuste, con le élite politiche ben felici (ed interessate) ad amplificarne gli umori e le pulsioni conservatrici. I riformisti sono minoranza. Formigoni sa che la Casa delle Libertà è sempre meno la fucina operosa delle riforme che Berlusconi ha provato, suo malgrado, a costruire in questi anni. E perciò si muove, non da oggi, con il metodo del “patchwork positivo”, con l’idea di un “riformismo del fare” di antica origine cattolica verso un’area migliorista, socialista, laica, liberale, cattolico-liberale, che ha perso l’ancoraggio a forze politiche storiche e quindi la rappresentatività, ma che ha conservato la nostalgia per un paese migliore e dispone della cultura e degli uomini per progettarlo nei fatti. (M.B.)
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