RIFORMISTI SEDICENTI

Di Da Rold Gianluigi
09 Dicembre 2004
L’Italia ha un primato mondiale.

L’Italia ha un primato mondiale. Tra sondaggi d’opinione, focus-group, rilevamenti di vario tipo e genere, sono una percentuale minima quelli che si definiscono antiriformisti, cioè di “destra”, sani reazionari, conservatori “doc”. Sono tutti riformisti! Eppure tutte le volte che si vara una riforma, i diretti interessati criticano, si oppongono e scioperano. Uno dei casi più emblematici di “riformisti a parole” è il mondo dei magistrati. Non facciamo generalizzazioni, per carità. Tuttavia è bene ricordare che il primo sciopero dei magistrati italiani avvenne nel 1947, quando non era ancora in vigore la Costituzione. Naturalmente manifestarono per l’indipendenza della magistratura che la maggioranza degli italiani, appena uscita dal fascismo, non voleva certamente mettere in discussione. In questi ultimi cinquant’anni, la nostra magistratura ha giudicato, con cognizione s’intende, ha predicato su indipendenza e riforme, ma è riuscita a schivarle quasi tutte. Eppure c’erano magistrati che erano apertamente “rivoluzionari”, “democratici” si chiamavano, neppure riformisti. Ora c’è una riforma che prevede la separazione delle funzioni (non delle carriere come in tutti i paesi democratici) tra “giudicante” e “requirente”, cioè la pubblica accusa non farà più il giudice. Naturalmente i magistrati si oppongono duramente.

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