The Ring

Di Simone Fortunato
03 Aprile 2003
Il ritorno del vero horror

Un’audace giornalista indaga su misteriosi morti avvenute dopo la visione di un inquietante video.

La vera notizia è che, finalmente, siamo di fronte ad un horror decente. Dopo anni di spazzatura e sciocchezze (Long Time Dead, La regina dei dannati, Nameless e Darkness solo per citare i più recenti), un film onesto e abbastanza inquietante. Per carità, nessun capolavoro. Anzi. Verbinski (Un topolino sotto sfratto; The Mexican) è furbo e bravino con la macchina da presa. Ha senso del ritmo, conosce la differenza tra suspence e sorpresa e non ricorre a troppi effettacci per spaventare il pubblico. E questo è senz’altro un bene. Ma, a ben vedere, The Ring non brilla per originalità ed è strutturalmente molto fragile. Privo di coerenza interna (ed infatti il collegamento tra il videotape assassino e la sua origine è quanto meno macchinoso), un po’ dispersivo nella parte centrale (tra cavalli, maneggi, genitori e figli), The Ring ricicla tutto il repertorio del cinema horror recente (paura del buio, bambini e donne protagonisti, filmini paurosi) aggiungendovi ben poco di nuovo. Qualche atmosfera azzeccata, un buon cast e, soprattutto, un paio di scene veramente potenti (quella del cavallo impazzito, per esempio), lo rendono un prodotto solido e in grado di incassare parecchio.

di Gore Verbinski con N. Watts, M. Henderson

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