Ripresa, educazione, verità
La situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta un’inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!… I giovani di oggi provengono da una traiettoria storica in cui la cultura è più omologata come rivoluzione che come approfondito discernimento delle cause delle cose. Perciò si trovano più deboli di fronte allo scenario degli avvenimenti: sono più umanamente insicuri. Il bisogno della verità risulta invece fugacemente acuito. Come le masse dei bambini bosniaci e jugoslavi in ricerca della dimora. E i giovani di oggi non sanno che cosa sia la verità, perché nessuno glielo dice e nessuno li coinvolge in un cammino positivamente finalizzato. Il ritirato credito alla educazione per cui scetticità, ironia negativa e non sufficiente fiducia rendono “polvere al vento”, come dice il Salmo 1, l’attività più appassionatamente umana che si possa concepire, cioè l’educazione.
Da un’intervista a don Luigi Giussani di Pierluigi Battista, “La Stampa”, 4 gennaio 1996
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