Ritorno al reale/1
L’arcivescovo di Bologna ha messo il dito nella piaga. Le polemiche – un filo sopra le righe – seguite al suo intervento dimostrano che ha colto nel segno, svelando il punto chiave su cui si costruisce il potere della cultura moderna: l’abolizione della realtà, sostituita dal gioco delle interpretazioni. Come Tempi ha già riportato, monsignor Caffarra ha avuto la sfacciataggine di affermare che «è esattamente su questo punto che ci viene lanciata la vera sfida educativa. Questa dissoluzione del reale ha avuto un effetto devastante: ha estenuato la passione per l’uso della ragione. La difficoltà che ogni educatore oggi incontra nel “far ragionare” i ragazzi ha radici assai profonde: è una malattia mortale dello spirito». Qualche tempo fa Marco Lodoli su Repubblica aveva lanciato un accorato appello: «A me sembra sia in corso un genocidio di cui pochi si stanno rendendo conto. A essere massacrate sono le intelligenze degli adolescenti. Le qualità sentimentali sono rimaste intatte, i miei alunni amano, odiano, fanno ami-cizia, si emozionano, si indignano, arrossiscono, ridono, piangono, tutto come sempre – ma le capacità logiche, mentali, paiono irreparabilmente compromesse. Vi prego di credermi, non sono un apocalittico, non grido al lupo al lupo solo per creare apprensione. Sono semplicemente un testimone quotidiano di una tragedia immensa. Il nostro mondo è in pericolo non solo per l’inquinamento, la violenza, l’ingiustizia, il prosciugamento delle risorse prime. La nostra civiltà rischia grosso soprattutto perché la confusione sta producendo esseri disadattati, milioni di giovani infelici che strada facendo – la strada che noi adulti abbiamo disegnato – hanno perduto il pensiero. Dopo essersi spente nelle campagne, le lucciole ora si stanno spegnendo anche nelle teste». L’arcivescovo “conservatore” e lo scrittore progressista sono d’accordo, perché osservano senza pregiudizi la medesima realtà. Ma mentre lo scrittore postmoderno constata impotente, l’arcivescovo sa spiegare la ragione di quel che vede. E può indicare la via d’uscita: il ritorno al reale. (continua)
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