RIVOLUZIONE TREMONTI
Francesco Rutelli non fa congressi di partito e non propone pannicelli caldi di Stato per ogni nuovo nato. No, fa il Big Talk e propone i baby bond. Batte un colpo al modernariato di Blair e un altro all’antiquariato di Prodi. è per questo che lui, Giulio Tremonti, questo Ulivo neanche lo vede. E quando lo vede, come nel caso del suo duplice disegno di legge – quello pro-bebé e quello per un nuova 8 per mille a favore del non profit e della ricerca – è persuaso di batterlo in breccia con un pensiero forte e rivoluzionario. Basta leggere il suo discorso parlamentare di presentazione del nuovo otto per mille (quello che offriamo alle pagine 8 e 10 ai lettori di Tempi) per capire quanto sia forte e ambizioso il rientro del Professore nei pieni ranghi della politica.
Però, dice che quel ddl pro-bebé lo avete copiato. Lo dice Rosi Bindi. Cosa risponde, onorevole? «Balle. Posto che la nostra proposta data gennaio 2004 e posto che l’articolato fu da me distribuito in data non sospetta, precedente alle mie dimissioni, stiamo parlando del giugno-luglio scorso, bene, posto tutto ciò, è matematico che non avremmo mai potuto copiare niente dalla sinistra semplicemente perché, tra le nostre proposte e le loro, c’è l’abisso». In che senso, professore, ci sarebbe “l’abisso” tra un libretto di risparmio di sinistra e uno di destra? «Nel senso che nella loro proposta al centro c’è lo Stato e alla periferia ci sono i figli. Nella nostra al centro c’è la famiglia con i figli. Loro riorganizzano lo Stato sociale dall’alto verso il basso, in termini burocratici e paternalistici. Noi diamo alla famiglia ed è la famiglia che costruisce, non lo Stato che elargisce. è la famiglia che concima, coltiva, amministra l’albero e utilizza i frutti per il figlio. è radicalmente diverso. Nella proposta della sinistra è come se i figli fossero figli dello Stato». Una cosa è certa, di proposte come quella tremontiana sulla nuova otto per mille, non c’è traccia dall’opposizione. «Sì, su terzo settore e ricerca scientifica la sinistra si distingue per un silenzio assordante».
Però anche qui, critica qualche esponente del volontariato, c’è confusione, se non contraddizione, tra il provvedimento per le deduzioni fiscali a favore del non profit – il “più dai meno versi” per altro espunto dalla finanziaria 2004 – e questa sua proposta di nuova otto per mille. «Sbagliato. Intanto si tratta di un secondo otto per mille che nulla toglie al primo, che come è noto è destinato allo Stato e alle Chiese. In secondo luogo, non è affatto contraddittorio rispetto all’ipotesi legislativa di incremento delle deduzioni fiscali a favore del terzo settore. Al contrario. Ferma restando la proposta sulle deduzioni fiscali, che resta assolutamente invariata e che va trasformata in legge, questo nuovo 8 per mille rappresenta uno strumento in più per veicolare risorse al terzo settore e alla ricerca. Le deduzioni si muovono sul piano pre-imposta, il nuovo otto per mille su quello del dopo-imposta. Sono due schemi diversi, ma pienamente compatibili e coerenti rispetto agli obbiettivi. Dire che sono preferibili le deduzioni rispetto alla destinazione operata con l’otto per mille non ha senso, perché l’una cosa non esclude l’altra. Coesistono pefettamente e io sono convinto della validità di entrambe le soluzioni. Perché non sono costi, ma investimenti, non sono spese, ma risparmi». Perché? «Perché gli incentivi al terzo settore e alla ricerca hanno effetti di ritorno moltiplicati, stimolano l’efficienza dei servizi e sono il motore dell’innovazione e dello sviluppo».
Serve la sussidiarietà
Nella sinistra italiana, anche in quella che va a lezioni da Blair, Tremonti vede comunque una tara, che, sostiene il vicepresidente di Forza Italia, pertiene ad una certa concezione antropologica prima che alla politica. «La debolezza del riformismo di sinistra è che non riesce a uscire da schemi collettivistici. Rimane costruttivista, cioè punta alla costruzione di piani di comportamento collettivi. Nel meccano mentale della sinistra l’elemento attivo è lo Stato, quello passivo è l’individuo, mentre la famiglia è un optional. Noi ragioniamo in modo opposto: tendiamo a ridurre il perimetro dello Stato perché corrispondentemente vogliamo estendere il campo dell’iniziativa della persona, della famiglia, del terzo settore, del volontariato. Nel primo caso si tratta di uno schema verticale lineare, in cima c’è lo Stato, sotto l’individuo. Se poi l’individuo ha anche una famiglia, d’accordo, gli è benignamente consentito. Il nostro è uno schema triangolare, sussidiario, che tende a sviluppare anche una piattaforma sulla quale sta una serie di soggetti che hanno una funzione pubblica, o di interesse pubblico, anche se non sono statali».
Dimenticate il Tremonti del freddo computo liberista. Il Professore torna a brandire la calda spinta propulsiva del ’94 e, forse, anche l’ideale di nuova welfare society tanto caro a Giorgio Vittadini. «Quando noi diciamo che la persona deve tornare sovrana di una frazione dell’imposta o sovrana del libretto di risparmio offriamo uno schema più ricco di società. Nei programmi della sinistra lei potrà trovare tutte le parole che vuole. Solo una parola non troverà mai, la parola “libertà”».
LA CARICA DI GIULIO (PRO BEBE’ E NON PROFIT)
Un secondo otto per mille da destinare alla ricerca scientifica e al non profit e un libretto postale del valore di 2.500 euro intestato a ogni nuovo nato e/o adottato. Sono queste le due proposte di legge presentate il 25 gennaio scorso da Giulio Tremonti. Il primo Pdl prevede che al momento della dichiarazione dei redditi i contribuenti possano optare per un secondo otto per mille a sostegno delle imprese del terzo settore ed enti di ricerca scientifica. In questo modo, spiega il vicepresidente di Forza Italia a Tempi, «si potrebbero recuperare 800-850 milioni di euro, che non sarebbero una spesa ma un risparmio e un investimento».
Il secondo Pdl riguarda le famiglie con reddito inferiore ai 45 mila euro e prevede, a partire dal 1° gennaio 2006, un contributo pari a 2.500 euro per ogni nuovo bambino nato o adottato. L’importo sarà versato su un libretto di risparmio aperto presso le Poste italiane, intestato al bambino/a e amministrato dai genitori (sul libretto si potranno ovviamente versare altre somme). Fino al compimento degli studi dell’interessato, il rendimento dei depositi sarà pari al tasso netto dei Btp (Buoni Poliennali del Tesoro) a cinque anni e, fino all’importo massimo di 20.000 euro, gli interessi saranno ulteriormente incrementati da una quota stabilita annualmente dal ministero dell’Economia.
Il costo per lo Stato di questo provvedimento a sostegno dei bambini e delle famiglie è stimato in un miliardo di euro. Cifra che verrà coperta non solo con gli stanziamenti previsti in ddl, ma anche con nuovi provvedimenti di lotta all’evasione fiscale, attraverso il potenziamento dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza. «In ogni caso – spiega Tremonti – a lunga scadenza la misura ha anche una parziale auto-copertura. Infatti i soldi del libretto postale non verranno spesi immediatamente dalla famiglia (come per il bonus di 1.000 euro voluto dalla Lega, ndr), ma rimarranno nella Cassa depositi e Prestiti, alimentando il circuito finanziario pubblico».
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