Roba da matti
Perché tanto rilievo al Narciso che è in ognuno di noi? Per tante ragioni, ma soprattutto per riguardo ai giovani, che sono le maggiori vittime dell’onda lunga di un narcisismo da eterno ’68 che diffonde nell’aria un permanente clima da polli in batteria (in questo senso il parlare logorroico o per slogan, come il fenomeno dell’afasia giovanile, sono uova della stessa gallina). Pensiamo alla scuola. Un po’ per esperienza diretta, un po’ dai resoconti della cronaca, sappiamo che la postura benintenzionata e virtuosa, ma priva di realtà e sfociante talora in seri casi di nevrosi personale e collettiva, è una delle caratteristiche peculiari della vita scolastica e informa incessantemente di sé quei fidi maestri sostituti di ogni vera impresa educativa che sono i riti giovanilistici che hanno per modello Mtv e i reality show televisivi. Questo padrinaggio del narcisismo, che ha per l’appunto il suo grande alibi nel giovanilismo e prolifera all’ombra della fumisteria sentimentale e sociologica, produce molti consumi, controllo sociale (e volano economico), ma anche molte forme di alienazione e si fonda su due grandi assiomi: sul relativismo a prescindere dai dati di fatto (ignoranza) e sull’ideologia del politicamente corretto, di cui troppo spesso gli adulti si fanno generosi interpreti e guardiani.
Pollaio scuola. Un paio di esempi.
Tempo fa in un liceo della provincia di Milano un cosiddetto “esperto” chiamato a discutere di guerra e pace nel mondo, davanti una platea composta da centinaia di studenti, a un certo punto del suo intervento ha detto: «E noi cristiani abbiamo poco da insegnare agli altri, considerato che durante l’Inquisizione abbiamo fatto 6 milioni di morti». Al che il relatore accanto aveva strabiliato: «Perdoni, ma nel Medioevo probabilmente l’Europa neanche arrivava a 6 milioni di abitanti, forse lei si è confuso, intendeva riferirsi all’Olocausto…». «Faccia il piacere di non interrompermi!», replicava secco l’altro. Il secondo però insistette: «Scusi, ma mi permetto di interromperla perché lei sta parlando a giovani che avrebbero bisogno di conoscenza, non di scempiaggini». A quel punto l’altro, stizzito, sillabò: «L’In-qui-si-zio-ne-ha-fat-to-sei-mi-lio-ni-di-mor-ti!». E mentre la platea studentesca, evidentemente abituata a considerare il rito assembleare più come occasione di spettacolo che di apprendimento, si scioglieva in un lungo applauso da stadio, succede che, colpo di scena, il secondo relatore afferra il microfono e chiama in giudizio i professori presenti in sala: «Volete applaudire anche voi o avete qualcosa da dire ai vostri studenti?». La risposta? Un insegnante che sale sul palco e, bel plurale maiestatis, «preghiamo tutti i relatori di non provocare, di non alzare la voce e di mantenere rispetto per il dialogo democratico». L’incontro finisce un po’ caoticamente, con l’assemblea studentesca vociante e divisa sul giudizio (la polemica era evidentemente servita a qualcosa se alla fine di quell’assemblea un nutrito gruppo di studenti era andato a complimentarsi con l’adulto “contestatore”) e con alcune professoresse della Cgil che affrontano il secondo relatore esprimendogli, anche «a nome del Collegio dei docenti», la loro «indignazione per la sua mancanza di sensibilità democratica ed educativa». Un fatto analogo ci è stato riferito dal nostro amico e collaboratore Gian Micalessin, giornalista free lance e brillante inviato di guerra del Giornale, che un bel giorno è stato chiamato in un liceo milanese a intervenire sulla guerra in Irak. Succede, ci racconta Micalessin, che «anch’io mi dichiaro e spiego le mie ragioni contro la guerra, però ascoltando tante stupidaggini mi sento in dovere di intervenire per richiamare l’attenzione su certi elementari dati di realtà. Apriti cielo! Il preside mi invita “al rispetto dell’opinione degli studenti”. Roba da matti».
Via dall’imbecillità
Sì, roba da matti. è questo che passa oggi il convento della scuola statale italiana. E poi vi chiedete la ragione per cui sono così gelosi del monopolio? Quante volte lo abbiamo scritto che se passasse una legge sulla parità scolastica, quelli si ritroverebbero senza caserme e senza generali del pensiero unico (e spesso stupido, ignorante e bugiardo)? Detto ciò, anche il fideismo nel regime delle opinioni è una forma di narcisismo, giacché è una forma di fissazione del pregiudizio contro ogni evidenza di realtà. Un problema serio, e attuale. Giacché il Narciso che è in tutti noi non potrebbe più continuare a rimbecillire tanti giovani, se noi adulti, diventando una buona volta adulti, non accettassimo più di passare per degli imbeccilli pur di mantenerci al riparo dalla responsabilità del mondo comune – poiché tale responsabilità comporta una presenza, comporta un giudizio, comporta un rischio e suscita inevitabilmente polemica e opposizione – attestandoci nella borghese, sofisticata e malandrina strategia di difesa del sé (politico, giornalistico, ecclesiastico eccetera), cioè del proprio quieto vivere, tornaconto, potere.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!