ROMAGNA NEL CESTINO

Di Fabio Cavallari
17 Febbraio 2005
Il 9 settembre 2004 in Emilia Romagna è scoppiata “rifiutopoli” o, come qualcun altro l’ha chiamata, “fangopoli”

Il 9 settembre 2004 in Emilia Romagna è scoppiata “rifiutopoli” o, come qualcun altro l’ha chiamata, “fangopoli”. Secondo quanto riferiscono Il Resto del Carlino e La voce di Romagna l’inchiesta coinvolge imprenditori, Provincia di Forlì, Asl, Arpa e Trenitalia. Due ditte forlinesi specializzate nello smaltimento dei rifiuti, grazie alla connivenza di alcuni politici, avrebbero monopolizzato il mercato dei rifiuti dettando i prezzi e costringendo diversi soggetti ad accettarli. In una delle intercettazioni telefoniche un dirigente del servizio risorse idriche, atmosferiche e smaltimento rifiuti della Provincia avrebbe fatto promesse ad un imprenditore basandosi sul cambio dei politici con le elezioni amministrative (del giugno 2004) che, come previsto, sarebbero state vinte dal centrosinistra e che secondo lo stesso funzionario ragionano oramai «solo a quattren» (solo a soldi).
Il filone dell’inchiesta che ha suscitato più scalpore è quello relativo ai fanghi tossici. La ditta accusata avrebbe riversato sui campi agricoli dell’Emilia Romagna circa 40.000 tonnellate di rifiuti tossici e nocivi. Dopo cinque mesi da quel 9 settembre, la Commissione Ambiente del Senato, che sta indagando sullo scandalo, non è ancora arrivata ad emettere un giudizio.

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