Romani poco prodiani (e molto Colin Powell)

Di Luigi Amicone
15 Maggio 2003
Ecco un esempio di come con i Greci ci si poteva perdere in chiacchiere inutili

Ecco un esempio di come con i Greci ci si poteva perdere in chiacchiere inutili, mentre con la potenza romana c’era poco da scherzare. Dopo la sconfitta che i Romani avevano già inflitto ai Seleucidi e al loro predecessore Antioco III, nel 169 a. C. il re di Siria Antioco IV muove guerra all’Egitto tolemaico, che fra tutti i regni ellenistici eredi delle conquiste di Alessandro è il più debole e che si è subito legato all’amicizia romana. Si sta preparando la terza guerra macedonica e i Romani si trovano di fronte ai tentativi dei Greci di impedire, con mediazioni e missioni diplomatiche, l’attacco siriaco all’Egitto. Antioco IV non dà retta a nessuno e continua ad avanzare contro il regno tolemaico. Roma non si muove, ma manda come ambasciatore un suo ex console, Popilio Lenate, incaricato di consegnare al Seleucide il senatoconsulto che gli intima di ritirarsi immediatamente. Quando Antioco incontra Popilio lo saluta amichevolmente, ma quello dice subito che prima di rispondere al saluto vuole che il re legga il senatoconsulto. Antioco legge l’ingiunzione romana e chiede di potersi consultare con i suoi consiglieri. Ma Popilio – secondo Polibio – gli ordina di decidere subito. Ciò che Antioco fece, abbandonando i piani di conquista dell’Egitto.

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