Rosa e Olindo passavano le sere a pulire la casa, e una macchia che ancora non sapevano di avere
La Rosa era una domestica perfetta: puntuale, infaticabile, precisa. La sua datrice di lavoro ne era veramente soddisfatta. Un unico, piccolo difetto aveva quella donna minuta ed educata: usava tanti di quei detersivi che quasi ogni giorno la padrona di casa era costretta a comprarne ancora. L’appartamento, tuttavia, era così splendente che non osava rimproverare quella perla di colf, invidiatale da tutte le amiche.
Già, aveva questa mania della pulizia e dell’ordine – un ordine che doveva essere assoluto – la Rosa Bazzi, e come lei suo marito Olindo, che d’altra parte di mestiere faceva il netturbino, come adempiendo a quella sua interiore vocazione perché tutto, dopo il suo passaggio, fosse netto e lindo. Per l’azienda della nettezza urbana di Erba, in sedici anni di servizio, un dipendente esemplare.
E ora che davanti alla cascina di via Diaz 25 ci sono i carabinieri, e un tappeto di fiori e di peluche, e qualcuno ha scritto e appeso su un foglio: “Sei un uomo di merda”, ora è angoscioso pensare a quella coppia senza amici, che passava le sere a lucidare la casa e il camper che, parcheggiato in cortile, pare comprato ieri. Soli, legati da una oscura nevrosi, sempre più uniti nell’odio contro i vicini del piano di sopra, i due continuavano ossessivamente a rimuovere ogni ombra di sporco dalle loro stanze – come nell’impossibilità di cancellare quella macchia oscura e informe, forse a loro stessi ancora ignota, che si andava allargando nei pensieri.
Fino a quando la macchia lungamente coltivata e cresciuta è scoppiata, come un bubbone di peste, schizzando sangue ovunque sulle pareti di una casa tranquilla di una cittadina brianzola.
Ora, in molti si fermano passando davanti a via Diaz 25. Chi con pietà, in silenzio, senza trovare le parole per dire lo sgomento. Chi invocando pene di morte, e macine di pietra che stritolino quei due dannati, o addirittura il fuoco a consumarne le ossa, perché non ne rimanga traccia in questa piccola città di gente onesta, di lavoratori perbene.
Ma con un sussulto in questa ansia di una pulizia definitiva ritrovi la stessa smania segreta di Olindo e Rosa. Che tutto lo sporco sia cancellato, che il Male sia annientato fra le nostre case di brava gente, fra noi che non c’entriamo, che siamo uomini a posto. C’entra, forse, il Male con noi? Certo che no, le nostre strade sono linde e ordinate, non vedete? Strano però, avremmo giurato che l’assassino venisse da fuori. Uno straniero, ne eravamo sicuri, non uno di noi.
La notte si allarga su Erba e si accendono le luci delle finestre. Immagini, dentro, davanti al tg, uomini sgomenti, smarrita la memoria di un Male da cui hanno dimenticato di chiedere di essere ogni mattina liberati da un Padre.
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