«Rudi, vestiti decentemente»

Di Tempi
24 Gennaio 2008

«Devo scriverti alcune righe a motivo della trasmissione alla quale tu, caro Rudi, purtroppo ancora una volta hai preso parte come leader. Ti abbiamo visto, con i capelli sconvolti e con addosso il pullover di Gretchen. Non ne hai uno tuo? Se non ne hai, comprati allora un vestito decente». Dalla Ddr la madre di Rudi Dutschke vedeva il figlio, scappato oltre quel muro, indossare il pullover della moglie, comportarsi come uno scalmanato nonostante l’imminenza della nascita del suo primogenito, mettere a ferro e fuoco quella Berlino che anni prima l’aveva accolto. Rudi Dutschke, detto “il Rosso”, nato nella Ddr da famiglia contadina e cristiano-protestante, dopo aver contestato il regime tedesco orientale trovò rifugio a Berlino Ovest appena tre giorni prima della costruzione del Muro. Di quella Germania Federale, che pure lo aveva accolto (in particolare Willy Brandt, allora sindaco di Berlino Ovest) fu uno dei massimi contestatori, fino a diventare uno dei leader del ’68 europeo. Ai tempi in cui la madre gli scrisse questa lettera commovente sono ancora lontane le violente manifestazioni di piazza di cui Dutschke sarebbe stato protagonista a Berlino, Amburgo e Norimberga nel primo semestre del 1968, eppure quella donna, nella semplicità delle sue preoccupazioni per il figlio, per la nuora e per il nipote che sta per nascere, non ha difficoltà a riconoscere e definire «ciarpame ideologico» la causa cui Rudi (detto anche “il monaco della rivolta”, per il suo presunto aspetto “ascetico”) pare essersi ormai abbandonato.

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