Rumsfeld? Un po’ abbattuto
Solo il 7 febbraio scorso, Donald Rumsfeld, dichiarò che la guerra in Irak non sarebbe durata mesi ma settimane, forse giorni. I dubbi sollevati da molti analisti sulla fattibilità del piano shock&awe si sono rivelati in tutta la loro crudezza… Eppure lo svolgimento delle operazioni è favorevole agli anglo americani e i risultati raggiunti sono notevoli: non un missile è piovuto su Israele, scongiurando una prevedibile e politicamente disastrosa reazione dello Tsahal; le forze speciali hanno scongiurato l’incendio dei pozzi petroliferi e inquadrato le numerose ma male armate milizie curde; le perdite inflitte al potenziale militare irakeno sono ingenti e, malgrado il rallentamento delle operazioni, il regime potrebbe crollare nel giro di quindici giorni, come sostiene l’esule irakeno Rashid Wihahib. Una corrispondenza dello Scotsman del 31 marzo rivela che le truppe americane si stanno trincerando; difese campali provvisorie per contrastare un contrattacco in forze della Guardia Repubblicana, oppure, una lunga sosta per attendere l’arrivo della formidabile 4° divisione corazzata americana? Da un punto di vista strettamente militare sarebbe una misura saggia ma un’attesa così lunga potrebbe provocare l’estensione del conflitto. Gli alleati sono obbligati ad attaccare in continuazione, senza pause significative, sfruttando l’appoggio aereo degli A-10 che operano da una nuova pista aerea a 150 km da Baghdad.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!