Sabato a Roma non c’è in gioco solo la famiglia ma anche tutto il destino del cattolicesimo politico
La posta in gioco immediata e più visibile del Family day è nota: si tratta di difendere la funzione storico-sociale della famiglia come generatrice di società e di storia. Non della famiglia cristiana, ma della famiglia. È una battaglia laica, non certo contrapposta al riconoscimento già ampiamente praticabile per via di codice civile dei diritti individuali. Ma su quel terreno si gioca anche un’altra partita: quella dei destini del cattolicesimo politico. Esso è stato il paradigma egemone del secondo Dopoguerra, che ha unito un numero consistente di vescovi, di clero, di intellettuali e di cattolici impegnati in politica. Muove dalla distinzione di Jacques Maritain dell’agire nel mondo «en tant que chrétien», che consiste nell’obbedienza ai riti e ai dogmi della Chiesa, e «en chrétien», che consiste nell’azione nel mondo dei cristiani singoli o associati in organizzazioni laiche. Da questo pensiero fondativo sono stati segnati i partiti democratico-cristiani in Francia e in Italia. Il Concilio Vaticano II, almeno nella sua traduzione italiana, ha abbracciato questo paradigma. Era un tentativo generoso di gettarsi alle spalle il cattolicesimo “costantiniano” della Res publica christiana senza perdere la presenza visibile dei cattolici nel mondo.
Questo schema è stato messo in crisi dalle dinamiche della secolarizzazione degli anni anni Sessanta e Settanta. L'”en tant que chrétien” si trasformò nella “scelta religiosa” e l'”en chrétien” si ridusse a gestione dorotea del potere. La laicità dei “cattolici adulti” confinò la dimensione religiosa nel recinto del privato sociale, il tentativo di farne valere le implicazioni sul terreno pubblico fu tacciato di integrismo costantiniano, di uso politico della fede. Gli anni Ottanta vedono perciò la Chiesa italiana, ormai consapevole minoranza culturale, ritirare la delega al cattolicesimo politico per esercitare il diritto/dovere alla propria presenza diretta nella società, nella cultura, nella politica. La fine dell’unità politica dei cattolici ha accelerato questa dinamica. Oggi la Cei di Ruini e Bagnasco chiama alla mobilitazione, i cattolici politici si frammentano, strascicano i piedi, recriminano, aderiscono obtorto collo in nome di una laicità ridotta a retorica del dialogo. Dietro si staglia la figura imponente di Ratzinger, consapevole della sfida europea e globale posta all’esistenza del cristianesimo. Difficile non vedere in tutto ciò la parabola storica finale del cattolicesimo politico.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!