Saddam, il sanguinario Nabuccodonosor
A 10 anni scappa di casa, un revolver in mano, per andare a scuola e sfuggire al destino di miseria che lo attenderebbe nella catapecchia dello zio che ha sposato sua madre alla morte del padre. A 18 gli viene rifiutata l’ammissione all’Accademia militare di Baghdad. A 21 è incarcerato per il suo primo omicidio di un avversario politico. L’anno seguente partecipa al fallito attentato al dittatore Khassem. Braccato, si rifugia al Cairo: alla scuola di Nasser diventerà il paladino del panarabismo. «Dal 1959 in poi non c’è complotto contro un leader arabo a Baghdad, Damasco, Sanaa, Cairo, Beirut, Amman o all’interno dell’Olp in cui Saddam Hussein non abbia, in qualche maniera, le mani in pasta». È in prima fila nei colpi di Stato che portano al potere a Baghdad il “Baath”, il partito panarabo appoggiato durante la guerra dai nazisti in funzione anti-inglese che ha fatto del nazionalsocialismo tedesco il suo punto di riferimento. Prende in mano i servizi segreti, e la sua ascesa ai vertici del palazzo è segnata da sanguinosi assassini e da epurazioni nel miglior stile sovietico. Dal 1979 è signore incontrastato del Paese, e si incunea in tutte le tensioni locali con un solo scopo: fare dell’Irak la guida della riscossa araba, e spazzare Israele dalla faccia della Terra. Carlo Panella racconta come un romanzo la storia dell’uomo che oggi sfida l’Occidente e i suoi valori in nome dell’integralismo arabo (prima laico, ora islamico, ma la sostanza è la stessa). Sullo sfondo personaggi e vicende di mezzo secolo di storia del Vicino e Medio Oriente. E la miopia dei governi occidentali, che per interesse o per errore di calcolo hanno favorito l’uomo che ha scritto: «Nabuccodonosor è stato il leader che ha saputo condurre gli ebrei schiavi dalla Palestina a Babilonia. Per questo io penso continuamente a Nabuccodonosor. Io voglio ricordare agli arabi, e agli iracheni soprattutto, le loro responsabilità storiche».
Carlo Panella, Saddam, 367 pp. Piemme, euro 16,90
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