Salò o le 120 giornate di Sodoma

Di Simone Fortunato
30 Maggio 2002
Sul finire della guerra, alcuni gerarchi fascisti torturano un gruppo di ragazzi.

È il film maledetto per eccellenza. E a ragione. Perché è il testamento definitivo di uno dei geni del ‘900. Perché è un’immagine terribile, realista e dantesca dell’Inferno. E perché anticipa, profeticamente, le mosse del Potere del Nuovo Millennio. Senza un vero volto, ma attraverso tante facce, esso opera per ridurre l’uomo ad Istinto. Inculca in lui una parola, Libertà, concepita in senso amorale, anarchico ed edonistico. Liberi di seguire il proprio piacere, fregandosene della Fatica, del Dolore e, soprattutto, del Peccato.

di P. P. Pasolini

con P. Bonacelli, G. Cataldi

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