Salute e salvezza
“La depressione non esiste”, Il Foglio, 17 febbraio.
«Mettendo sempre di mezzo la depressione, riducendo tutto a giudizio clinico, pensando e lasciando pensare che la materia abbia un’anima in proprio e indipendente dall’uso che ne facciamo noi, che le cose producano un’attività spontanea e facciano male di per sé, anche la chimica, anche le droghe, anche il doping o l’alcol o qualunque altra sostanza, finiamo per espropriarci della modesta e timorata gioia di vivere (con un tanto di intensità e di significato) che ci hanno donato il mito, la religione, la letteratura, la musica, e perfino il buonsenso».
M. Gergolet, “Nozze con il fidanzato già morto”, Corriere della Sera, 20 febbraio.
«Cristelle Demichel ha indossato un tailleur nero per sposare il fidanzato morto. Davanti al sostituto del sindaco, alle famiglie, agli amici, come una qualsiasi ragazza di Nizza di 34 anni. Perfettamente legale».
U. Galimberti, “Pantani nel deserto dei depressi”, Repubblica, 10 febbraio.
«Un deserto che si espande da quel presente muto in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento (…) in quella solitudine frammentata dove l’identico coglie quell’altra faccia della verità che è l’insignificanza dell’esistere».
COMMENTO
L’episodio di Pantani e della signorina di Nizza mettono in evidenza due estremi assurdi di come oggi si può prendere la vita: lo spegnimento totale del desiderio nella depressione, o la sua esasperata dilatazione nell’allucinazione di sposare un uomo morto, con tanto di vice sindaco e parenti che approvano. D’altra parte, se è vero quel che dice Galimberti – l’effettiva insensatezza del vivere – hanno ragione i depressi e gli allucinati; torto noi. Con un incitamento, non si capisce quanto inconsapevole, al suicidio o alla fuga nel sogno. Noi non siamo d’accordo e, forse, neanche Galimberti, visto quanto scrive. Come dice Il Foglio, i due casi citati non possono essere solo un problema clinico (anche se il medico potrebbe servire). Proprio perché è vero che nella persona la libertà può subire disordini catastrofici, è necessaria la presenza di un altro a sostenere chi cade, o a riaffermare una speranza positiva del vivere dentro la caduta. Questa presenza è quella di cui si sente maggiormente bisogno oggi, quella di cui abbiamo bisogno noi quando “battiamo in testa”. Certamente poi bisogna riconoscere chi è…
In breve dalla stampa dal 16 al 23 febbraio 2004
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