Sangatte, l’ideologia e la povera gente
Nel 1999 venne allestito a Sangatte, una cittadina a otto chilometri da Calais, nel nord della Francia, un centro d’accoglienza, affidato alla Croce Rossa, per dare un riparo ai rifugiati del Kosovo che in quei giorni bivaccavano nei parchi cittadini, a Calais. Successivamente a Sangatte vennero accolti dei profughi afghani e dei curdi irakeni. Con il passare del tempo la situazione è degenerata facendo di Sangatte un vero e proprio centro di smistamento di clandestini in mano a dei trafficanti che ne organizzavano il passaggio verso l’Inghilterra. Che la situazione fosse diventata insostenibile era l’opinione della maggior parte dei sindaci della zona, di destra come di sinistra, e quindi è stata ben accolta la decisione presa da Nicolas Sarkozy, ministro dell’Interno del nuovo governo di centrodestra, di chiudere il centro d’accoglienza di Sangatte a partire dal 5 novembre. Insomma, tutto bene. Ed invece no, perché è cominciato un fuoco di sbarramento ideologico contro la chiusura di Sangatte, con la descrizione di centinaia di persone costrette a dormire all’aperto, sotto la pioggia, abbandonate da tutti, quando in realtà altri centri d’accoglienza, lontani dal tunnel sotto la Manica, sono pronti ad accoglierli, così come è stata prevista la possibilità per questa povera gente, in gran parte curdi irakeni, di chiedere l’asilo politico, ma qui lasciamo la parola a Marc Gentilini, presidente della Croce Rossa, incaricata della gestione del centro di Sangatte, che in un’intervista pubblicata dal quotidiano Libération il 13 novembre ha dichiarato: «È disonesto fare oggi un processo alle intenzioni contro l’iniziativa del governo; quasi tutti gli eletti della regione erano favorevoli alla chiusura del centro e oggi mi stupisce il cambiamento di atteggiamento di alcuni di loro. Di fronte ad un problema così doloroso e delicato da risolvere, ognuno dovrebbe cercare il consenso e assumere posizioni responsabili, ma non è così». A proposito del comportamento di alcune associazioni Gentilini aggiunge, «delle associazioni mi hanno mentito su quello che stava succedendo dopo la chiusura del centro», riferendosi ad un supposto bivacco di centinaia di persone all’interno della Stazione ferroviaria di Calais, così com’era falsa, continua Gentilini: «la descrizione di persone che dormivano per strada, sotto la pioggia, che certo ci sono, ma sono molte meno di quanto si è voluto far credere. Queste storie sembrano messe in giro da quelli che vorrebbero non fosse trovata una soluzione, ed è un comportamento sleale; come se non si volesse che l’operazione del ministro degli Interni avesse un esito positivo. Non ci si deve servire della miseria della povera gente per condurre una battaglia ideologica che non ha, in realtà, niente a che vedere con la difesa degli immigrati. Alcune associazioni, che si pretendono caritative, fanno della provocazione». Gentilini conclude l’intervista con parole dure: «Compatisco coloro che giocano con la sofferenza degli altri».
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