Santanchè: occorre il coraggio di negare qualche loro libertà
Onorevole Daniela Santanchè, come nasce l’idea del suo libro La donna negata?
Quasi per caso, devo dire. è nata come conseguenza di una serie di incontri che ho avuto con alcune donne musulmane, marocchine, saudite e di altri paesi, per puro interesse personale, visto che ritengo quello del rapporto tra islam e Occidente il problema dei problemi. Parlando con loro sono venuta a conoscenza di abusi enormi che si compiono a cento metri da casa nostra, visto che queste donne vivono tutte in Italia. In quel momento, allora, ho preso la decisione di scrivere il libro perché bisognava rompere questo silenzio assordante. Occorreva un grido di denuncia perché noi donne occidentali cominciamo a renderci conto che se vogliamo investire nella democrazia in quei paesi dobbiamo investire di più nelle donne. Io non posso dialogare e parlare con chi non ha come valore non negoziabile quello della dignità umana.
Come valuta l’affaire delle vignette?
Io sono per il rispetto assoluto di tutte le religioni e sono altrettanto intransigente sul fatto che ci vuole reciprocità. Quante vignette sono state fatte su Gesù, sul Santo Padre senza che nessun cristiano reagisse in maniera violenta o aggressiva? Io ho il sospetto, come hanno detto Condoleezza Rice e Gianfranco Fini, che alcuni paesi come la Siria abbiano – come minimo – non vigilato sulle masse, se non apertamente istigato i disordini. Noi in Europa siamo sempre attenti a non abusare dei valori altrui, mentre io penso che sia giunta l’ora di negare qualche “libertà”, come quella del velo. Io sono favorevole a una legge di stampo francese, visto che da quando è in vigore l’85 per cento delle donne sono contente e dicono che in questo modo è stato loro risolto un grande problema. Perché noi europei non ci poniamo il problema del fatto che in Arabia Saudita se professi un’altra religione vieni lapidata? L’integrazione, poi, deve prevedere che i bambini musulmani debbano andare nelle nostre scuole e imparare la nostra storia: ovviamente faremo anche lezioni di arabo, ma ghettizzare non serve a nulla, anzi fa soltanto danni. Purtroppo questa è una prerogativa europea, siamo lenti. Inoltre poi la sinistra si preoccupa del fatto che noi possiamo prevaricare.
A suo avviso questo governo ha fatto abbastanza su questo tema?
Questo governo ha fatto una cosa importante che è la legge Bossi-Fini: occorre tolleranza zero verso chi viene in questo paese non per integrarsi ma per compiere attività illecite di vario tipo. Credo inoltre che il ministro Pisanu abbia fatto una cosa importante dando vita alla Consulta: per vincere questa battaglia dobbiamo mettere l’islam moderato nella condizione di isolare gli estremisti. Dobbiamo capire quali sono i nostri interlocutori, avere un po’ più di coraggio e considerare questo il problema di questo secolo, una priorità assoluta. Ma soprattutto capire che ci sono valori che non sono negoziabili. Meno silenzio, più azione.
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