Sarko corre solo
Parigi
Secondo i più recenti sondaggi i due favoriti per il primo turno dell’elezione presidenziale, che si terrà il 22 aprile, sono il gaullista Nicolas Sarkozy e la socialista Ségolène Royal, entrambi con un consenso attorno al 33 per cento. Il leader dell’estrema destra, Jean-Marie Le Pen, presidente del Front National, e il centrista François Bayrou, presidente dell’Udf, sono dati rispettivamente al 15 e al 6 per cento o, secondo altri sondaggi, al 12 e al 10 per cento. Parecchio più distanti, con percentuali comprese tra lo zero virgola e il 5 per cento, vengono gli altri candidati. Gli indecisi, che comprendono anche gli eventuali astensionisti, vanno dal 26 al 28 per cento.
Questo è il quadro ma, come è noto, i sondaggi non sono che un’istantanea dell’opinione, registrata in un momento particolare, e non una profezia per l’avvenire. Una semplice regola dimenticata nell’elezione presidenziale del 21 aprile 2002, quando a sorpresa il candidato dei socialisti, Lionel Jospin, dato dai sondaggi come sicuro avversario di Chirac al secondo turno e anche come vincitore al secondo turno, venne invece eliminato con 200 mila voti di scarto da un Jean-Marie Le Pen che offriva così all’estrema destra un risultato storico. Il riferimento a quella sorprendente elezione è necessario per capire l’attualità. Il 21 aprile infatti è una data oramai ben impressa nelle memorie e ha un’influenza sulle attuali strategie dei candidati che tengono conto di quel precedente e dei suoi insegnamenti.
La gauche ha imparato la lezione
I socialisti sanno che nel 2002 Lionel Jospin non è riuscito a superare il primo turno per tre ragioni principali: l’estrema frammentazione dei partiti di sinistra, che non sostennero al primo turno il candidato socialista ma decisero di presentare ognuno un loro candidato; una pessima campagna elettorale; i discutibili risultati ottenuti dal governo della “gauche plurielle”. Oggi i socialisti non hanno un bilancio di governo da difendere, e si vedrà nelle prossime settimane se a Ségolène Royal riuscirà una campagna elettorale efficace quanto quella che le ha permesso di affermarsi come la candidata dei socialisti, nonostante la reticenza di molti dirigenti del suo partito che hanno deciso di sostenerla solo perché da mesi i sondaggi la indicano come l’unica in grado di battere Nicolas Sarkozy.
E visto che sbagliando s’impara, questa volta i socialisti e i loro alleati sono riusciti a fare il necessario, almeno in teoria, per evitare un’eccessiva dispersione dei voti dell’elettorato di sinistra. Per evitare un nuovo “21 aprile” socialisti e radicali di sinistra, la cui candidata nel 2002 aveva ottenuto un inutile 2,32 per cento, hanno trovato un accordo: in cambio della rinuncia ad un loro candidato hanno ottenuto qualche buona circoscrizione elettorale per le elezioni legislative, previste per il 10 e il 17 giugno. Anche Jean-Pierre Chevènement, nazionalista di sinistra e presidente del Mouvement républicain et citoyen (Mrc), che nel 2002 aveva superato il 5 per cento, dopo aver annunciato il 6 novembre la sua candidatura, il 10 dicembre vi ha rinunciato dicendosi pronto a sostenere la candidatura di Ségolène Royal. Anche in questo caso l’accordo è stato raggiunto dopo una serrata trattativa sul numero di circoscrizioni elettorali lasciate ai fedeli di Chevènement.
L’unico candidato è sempre il migliore
I socialisti sembra facciano più fatica a trovare un accordo con i Verdi, il cui candidato nel 2002 aveva ottenuto il 5,25 per cento. I Verdi vorrebbero riuscire a far eleggere alle legislative almeno 20 deputati, cioè il minimo necessario per poter costituire un gruppo autonomo all’Assemblèe nationale. Ma ai socialisti la richiesta pare eccessiva perchè Dominique Voynet, la candidata scelta dal partito, nei sondaggi è attorno al 2 per cento e quindi il mantenimento della sua candidatura è, almeno per ora, ininfluente. Rimane l’estrema sinistra antiliberale che, Partito comunista compreso, nella presidenziale del 2002 aveva ottenuto globalmente quasi il 14 per cento con quattro diversi candidati. Forti del successo ottenuto lo scorso anno grazie anche alla mobilitazione comune e concordata contro il Trattato costituzionale europeo, gli antiliberali pensavano di poter presentare un candidato unico all’elezione presidenziale.
Dopo mesi di discussioni però stanno prevalendo i particolarismi ideologici e settari che rendono per esempio inaccettabile ai trotzkysti della Lega comunista rivoluzionaria un accordo con il Partito comunista, accusato di compromissione a causa della sua disponibilità ad un’eventuale intesa con i socialisti alle elezioni legislative. Un settarismo ideologico che potrebbe portare l’estrema sinistra alla disintegrazione se negli elettori di estrema sinistra, che non hanno dimenticato “il 21 aprile”, prevarrà il desiderio di un “voto utile”, non protestatario, e quindi favorevole di fatto a Ségolène Royal.
Nello schieramento opposto il candidato oramai ufficiale è Nicolas Sarkozy, l’attuale ministro dell’Interno nonché presidente del partito di maggioranza, l’Ump, che domenica 14 gennaio si è riunito in un congresso straordinario per dare il suo sostegno a un Sarkozy che, per mancanza di avversari abbastanza coraggiosi per affrontarlo, era il solo “candidato alla candidatura”.
Ségolène Royal può contare, almeno per il tempo della campagna elettorale, sul forte e unanime sostegno del suo partito, sugli accordi che hanno permesso una consistente limitazione della dispersione della sinistra di governo e sul vantaggio di un’estrema sinistra evanescente perché incapace di mettersi d’accordo per sostenere un candidato comune.
L’incognita centrista
Per Sarkozy la strada è più accidentata perché dovrà fare i conti: con Jean-Marie Le Pen, unico e incontrastato leader di un’estrema destra che ha dimostrato di poter sedurre quasi il 20 per cento dell’elettorato e potrebbe ripetere l’impresa riuscitagli nel 2002; con un centrista come François Bayrou, che dopo aver detto di non avere pregiudizi contro la sinistra riformista potrebbe sorprendere tutti e, nell’eventualità di una sua sconfitta al primo turno, decidere di sostenere in modo più o meno esplicito non Sarkozy ma la Royal, creando così, per la prima volta nella storia della V Repubblica, la possibilità di un governo di centrosinistra che permetterebbe ai riformatori socialisti di governare emarginando l’ala più dogmatica e ortodossa del partito.
Ma non basta perché, a differenza della Royal, Sarkozy deve anche vedersela con una marginale ma pericolosa fronda interna al partito gaullista, alimentata da Jacques Chirac e dal suo fedele primo ministro, Dominique De Villepin, che implicitamente lascia credere come possibile una sua candidatura da indipendente per l’elezione presidenziale. Un’iniziativa che sarebbe alquanto enigmatica, perché i soli che potrebbero avere qualche problema sarebbero Sarkozy e gli stessi gaullisti. Ma forse è solo una goliardata e Chirac e De Villepin vogliono solo ridare corpo al vecchio detto che vuole la destra francese come la più stupida del pianeta.
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