S’avanza una III Repubblica

Di Luigi Amicone
24 Maggio 2000
“Il paese è frenato da un esecutivo debole. Amato è una fogliolina di fico su un governo non legittimato dal popolo. Se hanno bistrattato un esperto del rango di Veronesi, figuratevi che sarà degli altri ministri! Prepariamoci alla terza Repubblica”. Lo dice Berlsuconi? No, lo illustra un noto economista, editorialista del Sole 24 Ore e de Il Mulino, preside di facoltà all’Università Cattolica di Milano e risolutamente estraneo alla battaglia politica in corso nel paese

“Un governo scarsamente legittimato, un sindacato collocato strategicamente nella concertazione e il permanere di imprese soggette all’azione di governo rendono debole la competitività del sistema economico italiano. Senza una ristrutturazione istituzionale che rafforzi l’amministrazione centrale e nello stesso tempo dia spazio alla sussidiarietà, il nostro paese resta legato a ritmi di sviluppo più lenti rispetto all’Europa”. Questa è in sintesi, il bilancio che lei ha fatto del governo D’Alema in un articolato intervento su Il Mulino. Oggi, maggio 2000, in quali condizioni si trova l’impresa Italia? Questa è una sintesi della mia analisi anche se la linea di riflessione ch’io porto avanti dal 1993 è molto più ampia.A mio avviso la debolezza economica del “sistema italia”dipende molto dall’eccesso statal-burocratico di cui soffriamo,dall’eccesso di sindacalizzazione (quasi il sindacato fosse un soggetto istituzionale pari al governo e al parlamento),dall’eccesso di partitocrazia.Da ciò derivano freni all’economia che riesce pur tuttavia a rimanere abbastanza competitiva soprattutto per la straordinaria capacità del sistema delle PMI e dei distretti economici .Anche alcune grandi imprese e banche private italiane hanno innovato specie per l’avvento di nuovi imprenditori (si pensi al caso di Telecom e al caso di Banca Intesa).Sotto il profilo della Società vi è pure un eccesso di ingerenza dello stato, mentre la stessa ha molte capacità di auto-organizzazione che potrebbero produrre,entro regole fissate dalle leggi, beni pubblici meglio ed a costi minori dello Stato stesso così anche consentendo di abbassare la fiscalità.In definitiva una forte applicazione del principio di sussidiarietà servirebbe sia all’economia di impresa sia alla società per generare anche solidarietà che lo Stato dispensa invece spesso come assistenzialismo deresponsabilizzante.

Il premier Amato viene messo in riga da Cofferrati. Il ministro della sanità Veronesi dal Ppi e dai Ds. Socialisti e mastelliani non votano il decreto “liste pulite”. La giustizia è nel caos. E neanche i pubblici servizi stanni molto bene…Professore, non passa giorno che i sismografi della politica non rilevino scosse di terremoto in casa governativa. Francamente, dal suo punto di vista di economista estraneo al confronto politico tra i due Poli, anche a prescindere dai risultati politici del 16 aprile, cosa crede (e quindi consiglia) possa fare il governo Amato per il bene del paese? Il Governo Amato nasce dopo un un Governo D’Alema il cui Premier non era legittimato dal voto popolare,diversamente da Prodi che le elezioni le aveva vinte.Perciò esso nasceva come Governo debole che non poteva inimicarsi poteri forti tra cui la burocrazia,i sindacati e alcune imprese pubbliche.In tale contesto anche ministri capaci e innovatori ,tra cui lo stesso Amato ,non hanno potuto fare molto come dimostra l’opposizione alle loro proposte di riformare lo stato sociale,flessiblilizzare il mercato del lavoro,regolare lo sciopero nei servizi pubblici.Amato,che certo ha notevoli doti di governo,eredita questa situazione peggiorata e perciò credo che potrà fare ben poco come dimostra la durissima presa di posizione politico-sindacale contro la valutazione fatta dal neo-Ministro della Sanità Veronesi sulle modifiche alla “riforma Bindi”.Il fatto che Veronesi sia una delle massime autorità in campo medico e sanitario in Italia con chiari parametri internazionali,non conta nulla.Figuriamoci per altri ministri! La Regione Lombardia si è dimostrata un punto avanzato di riforme in chiave di sussidiarietà, ad esempio buono scuola e riforma della sanità. Più in generale tutte le regioni del Nord, locomotive economiche d’Italia, si potrebbe attrezzare per accelerare il confronto con il governo centrale, lanciando un’offensiva comune. Lei crede possibile che il Nord utilizzi subito, senza aspettare eventuali cambiamenti politici a Roma, il capitale di consenso fornitogli dagli elettori? Credo che la Lombardia e le regioni del nord possano fare molto nell’interesse di un’Italia europea.Il successo elettorale è stato grande e dovuto in quasi tutti i casi,certamente in quello lombardo,all’apprezzamento della popolazione per i Presidenti(e i governi) regionali riconfermati.La dimensione economica delle regioni del Nord e la legittimazione politica dei loro presidenti ,è ora grande non solo in Italia ma anche in europa.Essi devono diventare interlocutori diretti del Governo centrale italiano e di quello europeo anche per dare un nuovo modello di sviluppo al sud Italia dove si utilizzano troppo poco i fondi europei che in altri paesi(Spagna e Portogallo)hanno dato un grande contributo alla crescita.Certo il contrasto con il potere statal-centralista non sarà piccolo perché all’autonomia regionale corrisponde meno potere centrale su cui vivono anche vari partiti.

Uno studioso di scenari politici-economici (Carlo Pelanda), su questo giornale ha prospettato un futuro piuttosto cupo per il nostro paese. Il suo ragionamento in breve è il seguente: in Italia il problema è costituito dallo zoccolo duro di una sinistra alla quale sostanzialmente non interessa governare, ma che si limita a monetizzare la propria capacità di ricatto. I leader di questa sinistra sono Cofferati e Bertinotti, mentre quella riformatrice è allo sbando. Ergo, se andrà Berlusconi al governo, sarà scontro sociale, se rimane la sinistra prima che venga riformata passeranno altri anni e l’Italia affonderà, andando a occupare lo stesso posto in Europa che avevano qualche anno fa paesi come Grecia e Portogallo. E’ un quadro troppo pessimistico? Non conosco queste analisi ma credo che l’Italia abbia formidabili potenzialità dimostrate anche nella sua capacità di entrare nell’euro al 1 gennaio 1999 con un risanamento macrofinaziario dovuto molto alle capacità di Ciampi e all’ ottima disponibilità europea dei cittadini italiani.Rimane ,da non sottovalutare,l’entità del nostro debito pubblico,al quale ci ha spesso richiamato anche il Governatore della Banca d’Italia,Fazio.Per fare dell’Italia un paese adatto al XXI secolo va perciò riformata la nostra costituzione attraverso un accordo tra i social-democratici dell’ “Ulivo”e i liberal-democratici del “Polo”(ovvero attraverso la grande maggioranza degli italiani) così da avere un governo centrale forte e snello unito a un sistema federale,una economia più libera unita a una società più forte .In definitiva,un paese europeo dove la sussidiarietà,la responsabilità e la solidarietà sono vissute dai diversi livelli di governo e di libertà e non dispensate dalla proliferazione legislativa dello Stato.Non sono pessimista sull’Italia,anzi.Mi preoccupa invece che al risanamento macrofinanziario iniziato nel 1992 ,non segua “l’innovazione di sistema” che passa necessariamente attraverso una riforma ampia della Costituzione anche per adeguarla a quella dell’Europa e di altri paesi europei.Dobbiamo sperare molto nel Presidente Ciampi eletto a quest’alta carica attraverso una grande e non polarizzata maggioranza parlamentare, così come dobbiamo sperare che assumano rilevanza politica nazionale personalità nuove oggi impegnate o a livello regionale o in altri compiti di notevole rilevo anche in sede europea.A nostro avviso infatti la III Repubblica non potrà fondarsi sulle personalità della prima ma neppure su quelle della seconda che,iniziata nel 1992 si è chiusa con l’entrata dell’Italia nell’euro al gennaio 1999.Temo tuttavia che molti politici d’ogni parte politica non se ne siano ancora resi conto ed in un modo o nell’altro vogliano riportare indietro le lancette di un orologio che non controllano.

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