Sbagliato buttare il bimbo delle Coop con l’acqua sporca
Nonostante un economista di grande valore e finezza come Francesco Forte spieghi che il tentativo da parte dell’Unipol e di alcune coop di scalare Bnl sia gravemente sbagliato ed entri in collisione con la legislazione bancaria italiana, personalmente sono convinto che una banca (dove fosse influente un sistema d’imprese fondamentali nella distribuzione, nelle costruzioni, nelle attività assicurative e nell’agroalimentare) sarebbe stata una grande occasione per legare – certo con controlli assai più rigidi di quelli esistenti negli anni Trenta e introducendo nuove garanzie nella governance di banche e Unipol – una scelta che andava nel senso di legare finanza e sviluppo. Questo; mi pare, il vero problema di oggi, quando le banche sono più attente alla redditività a brevissimo termine o al potere politico che viene dal finanziare solo certi gruppi o alle rendite garantite dalle utility, più che allo sviluppo.
Solo alcuni svagati o rancorosi – tra gli altri Giorgio Ruffolo, Eugenio Scalfari, Achille Occhetto – possono pensare di imporre alla cooperazione (si ragiona su quella della Lega) di ritornare a un ruolo sostanzialmente di assistenza sociale e di disperdere i risultati che dà il funzionare a sistema (e quindi investire anche su strumenti finanziari di secondo grado: oggi l’Unipol, domani una grande banca) alle grandi cooperative. Proposta di ridimensionamlento implicita anche nel chiedere alle coop di limitarsi a fare il cosiddetto proprio mestiere. La cooperazione Lega ha garantito in questi anni occupazione, investimenti, presidio di settori fondamentali per l’economia nazionale, e ciò è avvenuto anche per la particolare forma di proprietà che distingue le società impegnate in quest’opera.
è evidente come in questo settore abbondino le distorsioni: nel sistema autocertificativo, in quello del risparmio sociale (formidabile quello nel settore consumo), nelle agevolazioni fiscali (pur meglio regolate dalle leggi del centrodestra), nelle generose legislazioni regionali d’appoggio. Le questioni non vanno nascoste. Così come sono sacrosante alcune denunce di Silivio Berlusconi sui rapporti incestuosi tra sistema cooperativo e amministrazioni di sinistra. D’altra parte denunce simili venivano rivolte dal grande economista liberale Maffeo Pantaleoni all’inizio del Novocento, quando parlava delle «mani delle cooperative sulle città», riferendosi in quel caso alla gestione dell’approvvigionamento alimentare da parte dei riformisti di allora.
Ma come tante altre distorsioni della nostra società, a cominciare dal nostro sistema bancocentrico, quelle legate alla cooperazione vanno superate senza buttare via il bambino con l’acqua sporca.
IL D’ALEMA PARALIZZATO
Non aiuta molto in questo senso la discussione tra diessini, dominata dai giochetti per passare la nottata più che da un seria visione dei processi in corso e delle prospettive da perseguire. Si comprende che le ammaccature di Massimo D’Alema paralizzino le sue capacità tattico-strategiche. Le qualità di Piero Fassino invece, nello scontro, si sono solamente rivelate in tutta la loro debolezza. E d’altra parte trovarsi sotto il tiro di una corazzata come il Corriere della Sera porta a questi sbandamenti. Comunque la cooperazione di origine socialista, che rappresenta una parte essenziale non solo della storia del Pci ma del riformismo italiano, avrebbe richiesto una difesa migliore.
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