SCENE DA UNA GRANDEUR IRRICONOSCENTE
Parigi. Quando lo scorso 6 giugno è stato commemorato in Normandia il 60° anniversario dello sbarco, alla solenne cerimonia d’Arromanches erano presenti i dirigenti politici delle nazioni che avevano guadagnato quel privilegio grazie al sacrificio dei loro soldati che il 6 giugno 1944 morirono per liberare l’Europa dal nazismo. A quell’operazione parteciparono soldati polacchi, cechi, slovacchi, greci, belgi, norvegesi, olandesi, lussemburghesi, australiani e neozelandesi, anche se l’essenziale di quell’armata fu fornita da britannici, americani e canadesi. Le differenti cerimonie, che hanno avuto momenti di vera emozione, oltre a rendere omaggio ai veterani di quella battaglia hanno dato la sgradevole sensazione di una “messa in scena” diplomatica. Quello che più ha infastidito è stato il ruolo centrale che la Francia ha riservato a sé stessa e alla Germania. La Francia non ha infatti contribuito alla preparazione dello sbarco e vi ha partecipato solo con una manciata di paracadutisti e con i 177 uomini del Commando Kieffer, decorati in quest’occasione dopo essere stati dimenticati per sessant’anni. Quanto alla Germania, beh, si capisce… Nel 1967, in occasione di manifestazioni antiamericane contro la guerra in Vietnam, Michel Sardou scrisse una canzone, Les’ricains, che venne censurata perchè mostrava ai francesi una verità difficile da accettare. Una strofa indirizzata agli antiamericani era particolarmente velenosa: «Un tizio venuto dalla Georgia/Che non si preoccupava troppo di te/è venuto a morire in Normandia/Una mattina, e tu non c’eri». Sempre nel 1967, Guy Debord scriveva una dura critica della “spettacolarizzazione”: «(lo spettacolo) è il cuore dell’irrealismo della società reale. Su tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda (…) lo spettacolo costituisce il presente modello di vita socialmente dominante». A questo tipo di spettacolo è sembrata ispirarsi la cerimonia franco-tedesca, a Caen, dove prima di esibirsi in un plateale abbraccio con Schröeder, Chirac ha dichiarato di volere un’Europa «capace di parlare e di agire con una voce sola» e «una nuova ambizione per l’Europa» assicurata dalla coppia franco-tedesca che «deve affermarsi come motore, forza di traino».
La commedia sembra però finita lo scorso week-hend, quando gli Schumacher franco-tedeschi hanno preso atto del tracollo elettorale subito alle europee. Per finire con una nota umoristica, ecco quel che pretende (e ha scritto su Le Figaro del 14 giugno) l’Accademico di Francia Jean-François Deniau: «In materia di diritto, è possibile immaginare che 20 lingue facciano fede, giuridicamente? Assurdo. Delirante. Noi avremmo dalla nostra parte il buon senso proponendo una sola lingua: il francese».
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