Schizofrenico orgoglio
Dalla sera delle elezioni, ogni giorno in molte città francesi, come in un rituale, giovani e giovanissimi approfittano dei pomeriggi di primavera per “mobilitarsi”, partecipando a manifestazioni “spontanee” contro Le Pen. Manifestano contro il razzismo, l’estremismo, il fascismo, e al loro fianco trovano Olivier Besancenot, il ventisettenne postino, candidato della Lega comunista rivoluzionaria (Lcr) alle elezioni presidenziali che già nella serata di domenica 21 aprile, a meno di due ore dalle prime stime degli analisti, che davano Le Pen al secondo turno e Jospin fuori gioco, invitava alla resistenza popolare contro il fascismo, si suppone perché ideologia antidemocratica, contrariamente al comunismo. Che sia un appassionato di manifestazioni “spontanee”, Besancenot, lo si capisce dal suo entusiasmo: «Ma oggi la speranza sono queste centinaia di migliaia di giovani che manifestano contro la mondializzazione capitalista e contro il fascismo». Besancenot si rivolge «a tutti quegli elettori di sinistra, del Partito comunista, dei Verdi, del Partito socialista, delusi dalla politica della gauche plurielle ma anche a quelle decine, a quelle centinaia di migliaia di militanti associativi, sindacalisti, perché oggi quello che ci rimane da organizzare è un grande movimento d’insieme, una resistenza popolare, un grande tuttinsieme contro il fascismo e la politica padronale». Un grande “tuttinsieme”, come in un gigantesco girotondo? È in questo deserto della ragione i commenti dei manifestanti mostrano la loro cecità ideologica, come quella di Alain, 34 anni e astensionista: «Non voto da quindici anni ma manifesto perché non voglio vedere la storia ripetersi», o come lo slogan dei militanti dei Jeunes socialistes e della Lega comunista rivoluzionaria (Lcr): «Le Pen t’es foutu, le peuple est dans la rue», Le Pen sei fottuto il popolo è “nelle piazze”. O il commento di un altro militante della Lcr: «Non voterò mai per Chirac». Ma la confusione mentale di questi militanti, che non vogliono Le Pen ma si sono astenuti al primo turno e domenica 5 maggio non voteranno per il gaullista Chirac, trova un’esemplare giustificazione nel comportamento di Jospin che, invece di dichiarare necessario il voto per Chirac, preferisce chiedere ai francesi “di esprimere con il loro voto il rifiuto dell’estrema destra e del pericolo che rappresenta per il nostro paese e per quelli che ci vivono”. L’abbandono della vita politica, dichiarato da Jospin, meriterebbe di essere interpretato non come un atto nobile, di accettazione del duro verdetto popolare, ma come un gesto di stizza verso un popolo che non lo merita.
Gianluca Arrigoni
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