Scioperare? Sì, ma contro il sindacato
Parigi. Il granello di sabbia che potrebbe far grippare il collaudato motore della contestazione piazzaiola e scioperante è saltato fuori, a sorpresa, domenica 15 giugno a Parigi, in place du Chatelet, luogo scelto da alcune associazioni di liberi cittadini per far sentire la voce della “maggioranza silenziosa” favorevole alle riforme del Governo e stanca di subire l’arcaismo corporativo di alcuni sindacati e i disagi causati dagli scioperi, in particolare nei trasporti pubblici e nelle scuole. Contrariamente all’appuntamento precedente – il 25 maggio, sempre a Parigi ma in place de l’Hôtel de ville – che raccolse l’adesione di 400 persone facendo di un raduno politico una kermesse, questa volta in place du Chatelet sono arrivati in tanti, al punto che il raduno si è trasformato in una manifestazione che ha riempito rue de Rivoli ed è sfociata in place de la Concorde. Questi sono alcuni degli slogan citati dal quotidiano di sinistra Libération: «I ferrovieri, al lavoro», «Stop alla dittatura sindacale», «Blondel, à Cuba» (Marc Blondel è il segretario nazionale di Force Ouvrière, il sindacato troztkysta favorevole allo sciopero generale). Sempre Libération valuta a 30.000 i manifestanti che, in ogni caso, erano troppo numerosi per passare inosservati, costringendo i telegiornali della sera a parlare della manifestazione. Cosa era successo in precedenza? Il 3 luglio 2002 Jean-Pierre Raffarin, neo Primo ministro del governo di centrodestra, aveva letto ai parlamentari la sua dichiarazione di politica generale e annunciato l’intenzione di presentare una legge sulla decentralizzazione, così come previsto dal programma elettorale di Jacques Chirac. Per preparare la decentralizzazione, dal 18 ottobre 2002 al 18 gennaio 2003 il Governo ha organizzato nelle 26 regioni francesi le “Assise delle libertà locali” alle quali hanno partecipato più di 50.000 persone. Il 19 febbraio 2003 il ministro con delega alle Libertà locali, Patrick Devedjian, ha dichiarato che nel corso delle discussioni tenutesi nelle assise «sono state formulate almeno 600 richieste per un trasferimento di competenze o per la sperimentazione», prevista dal progetto di decentralizzazione, così come è stata affermata la necessità di un «trasferimento delle risorse fiscali corrispondenti al trasferimento di competenze» e «la necessaria perequazione» per correggere le disparità economiche e di sviluppo tra le regioni. Nella reggia di Versailles, il 17 marzo del 2003, è stata approvata dal Congresso la revisione costituzionale, necessaria per permettere la decentralizzazione. Comunisti e socialisti votano contro.
Le pensioni non si toccano?
Ma la sinistra non molla. oltre alla scuola (cfr. box a lato) da qualche settimana si è aggiunta la protesta per la riforma delle pensioni dei dipendenti pubblici. Nonostante le difficoltà, la riforma procede mentre “l’agitazione sociale” sembra si stia sgonfiando, al punto che lo sciopero previsto per giovedì 19 potrebbe essere l’ultimo della serie. Forse François Hollande, il segretario del Partito socialista, farebbe bene a non dimenticare la manifestazione antisindacale e progovernativa di domenica, episodica certo, ma i suoi organizzatori hanno assicurato che il prossimo autunno non permetteranno più a nessuno di bloccare il paese.
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