Scioperi, 64 milioni di ore contro Silvio

Di Bottarelli Mauro
09 Marzo 2006

Hanno superato quota 64 milioni le ore di sciopero per conflitti sindacali e manifestazioni politiche, durante il quinquennio del governo Berlusconi. A consuntivo, le ore di lavoro perdute saranno anche di più, visto che l’ultima rilevazione dell’Istat si ferma al periodo gennaio-settembre 2005, e in autunno c’è stata una recrudescenza di agitazioni sindacali, legate in particolare al contratto dei metalmeccanici. Oltre allo sciopero generale contro la legge finanziaria, inequivocabilmente di natura politica, che ha avuto luogo il 25 novembre. Il 2005 ha segnato dunque una ripresa delle agitazioni sindacali, che nell’anno precedente erano rientrate a un livello di normalità. Le ore di lavoro perse per conflitti sindacali nel 2004 (4,8 milioni) erano infatti paragonabili ai livelli raggiunti negli ultimi anni di governo del centrosinistra: nel 1998 avevano di poco superato i 4 milioni, mentre nel 1999 e nel 2000 si erano attestate fra i 6,1 e i 6,3 milioni di ore. Già nel 2001, infatti, si era notato un aggravamento della situazione, con un milione di ore perdute in più (e con soli sette mesi di centrodestra al governo). Ma l’esplosione della conflittualità politico-sindacale è avvenuta nel 2002, cioè nell’anno in cui il governo ha posto il problema delle modifiche allo Statuto dei lavoratori, e in particolare la revisione dell’articolo 18, che regola i licenziamenti. In dodici mesi, le ore di lavoro perdute sono balzate oltre i 34 milioni, cinque volte oltre l’anno precedente. Nei cinque anni dal ’98 al 2002, rilevava l’Istat, l’impennata è stata del 740 per cento.

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