Scomunicato

Di Rodolfo Casadei
19 Aprile 2007
Il "peccato" che ha fregato il beato Gino. Non i "Ponzio Pilato" italiani, né i "tagliagole" di Karzai. A smascherare l'anima nera del profeta di Emergency è stata la superbia

La cupa tragedia di Mastrogiacomo e dei suoi due compagni afghani, salvato il primo sommersi i secondi, ha prodotto un solo risultato positivo: ha smascherato il doppio gioco di Gino Strada. Non ci riferiamo alle accuse, mosse al suo collaboratore Rahmatullah Hanefi dai servizi segreti afghani che lo hanno arrestato, di collaborazionismo coi talebani. Quella è una vicenda destinata a restare torbida per sempre, la verità probabilmente non la sapremo mai. La doppiezza smascherata è quella che ha permesso a Gino Strada negli ultimi anni di mescolare umanitarismo e militanza anti-imperialista. Dalle Torri Gemelle in poi il chirurgo di Sesto San Giovanni ha esibito senza complessi e con successo popolare una personalità angelicata contestualmente doppia: l’angelo umanitario senza macchia e l’arcangelo vendicatore anti-occidentale.
L’umanitarismo, è noto, nasce storicamente come alternativo all’impegno e alla fede politica rivoluzionaria. Le rivelazioni sugli orrori delle rivoluzioni bolscevica e maoista, le delusioni targate Cuba e Vietnam hanno maturato nella generazione del Sessantotto la convinzione umanitaria: sacrificare la vita degli esseri umani di oggi in vista del mondo perfetto di domani è sbagliato, perché il mondo nuovo non arriva e gente in carne ed ossa soffre e muore. Un po’ per evacuare il senso di colpa per aver creduto nella violenza levatrice della storia, un po’ per affermare l’irriducibilità della singola persona a strumento di utopie politiche o a mero ingranaggio di fatalità storiche, un po’ per sete di nuove certezze dopo che l’antica fede l’è morta, i sessantottini hanno deciso di dedicarsi esclusivamente a dare sollievo alla sofferenza umana. In passato sapevano sempre chi era dalla parte del giusto, e si schieravano al suo fianco: i movimenti di liberazione anticolonialisti, i governi socialisti del Terzo mondo, ecc. Oggi non si schierano nei conflitti e si limitano a eccepire sui mezzi: no alle mine, no alle bombe a grappolo, no ai bambini soldato. Al fondo di tutto c’è un “no” alla guerra come tale (nel suo libro Buskashi Strada scrive che la guerra è «la più grande oscenità che l’umanità ha inventato»), tanto impolitico e velleitario quanto indispensabile a definire il loro nuovo modo di essere nel mondo.
Emergency è nata così. Quando l’omicidio Moro e il militarismo delle Br si sono portate via il giovanile sogno palingenetico di Strada, lui è andato ad annegare il dispiacere in Afghanistan: fare il chirurgo di guerra con la Croce Rossa era più gratificante che operare appendiciti a Busto Arsizio. Lì ha ritrovato la superiorità morale, la certezza di essere dalla parte giusta, che aveva perso col tramonto delle speranze rivoluzionarie: l’unica verità della storia sono i corpi squarciati dai violenti, gli unici giusti coloro che ricuciono questi corpi. Essi possiedono la chiave interpretativa della condizione umana, qualitativamente superiore a quella di chi combatte in nome di ideali o interessi. In termini politici questa superiorità antropologica corrisponde al concetto di neutralità. «Noi», ha detto Strada in tivù da Fabio Fazio «non chiediamo ai feriti che arrivano nei nostri ospedali da che parte stiano, sarebbe una follia scegliere di curare gli amici e lasciar morire i nemici; anche perchè Emergency è sempre rimasta neutrale tra le forze in campo». L’indignazione infuriata per l’arresto di Hanefi, che fa dire a Strada che Prodi e Karzai sono «responsabili di un’infamia», dipende dal peccato di superbia costitutivo di Emergency: gli umanitariani sono esseri superiori che mai si sporcherebbero le mani schierandosi con una delle parti in lotta, dunque i capi di Stato riconoscano il sacrilegio compiuto prima che Emergency decida di privarli della sua azione di Grazia.
Il peccato di superbia di Strada è evidente. Per due motivi. Il primo è che la presunta superiorità morale dell’umanitario è un’illusione fondata su una cecità volontaria. Emergency è specializzata in scambi di prigionieri fra mujaheddin e talebani, e si vanta dei profondi significati di tale sua azione. Irragionevolmente: gli scambi di prigionieri non fanno che prolungare la guerra civile, perché i combattenti tornano a combattere. Così come i feriti ricuciti e dimessi senza chiedersi chi siano. Ora si vanta delle liberazioni di Torsello e Mastrogiacomo (dove però senza la merce di scambio fornita da Prodi e Karzai Emergency non avrebbe potuto fare un beato niente), ma anche qui il sentimentalismo prevale sulla ragione: aver ceduto ai ricatti per salvare due vite ha moltiplicato il numero dei sequestri, nelle ultime settimane sono stati rapiti 13 afghani e due volontari francesi.

Neutrale, cioè filotalebano
Il secondo motivo è che l’umanitario in stile Emergency non può più vantare una vera neutralità almeno dall’11 settembre. Ricordate dal 2001 ad oggi una dura dichiarazione di Gino Strada o dell’ineffabile suo sostenitore Vauro sui crimini dei talebani? Sulle decapitazioni, sulle uccisioni di maestre e studentesse, sulle autobomba? A dar retta a Strada e Vauro, i militari della Nato sparano malissimo mentre i talebani hanno una mira perfetta: tutti i feriti civili che si recano negli ospedali di Emergency sarebbero stati colpiti dalla forza multinazionale, mai nessuno dalla parte avversa. Dadullah e altri leader talebani hanno emesso fatwe che minacciano la morte a quanti collaborino con le Ong straniere. Alle parole sono seguiti i fatti: l’Afghanistan è da tre anni il paese col più alto numero di operatori umanitari (quasi tutti locali) assassinati dai ribelli: 30 nel 2006, 31 nel 2005, 24 l’anno precedente. Avete mai sentito levarsi la voce di Strada, che si straccia le vesti per l’arresto di un suo collaboratore, per denunciare i crimini contro altri operatori umanitari, assassinati dai talebani? Quando Strada si rivolge ai governi italiano e afghano per domandare il rilascio di Hanefi e smentire le accuse rivolte a quest’ultimo, il linguaggio è il seguente. Nei confronti dell’Italia: «Abbiamo un governo di servi degli americani e di vigliacchi», «Ponzio Pilato del Terzo millennio», «Il governo italiano dovrebbe vergognarsi», «Non vogliamo “grazie” dalla politica, siamo schifati dalla politica». Nei confronti dell’Afghanistan: «Governo di tagliagole, di agenti stranieri», «Gentaglia, tagliagole, assassini e delinquenti, mettono in giro calunnie», «Solo calunnie di una cricca di tagliagole». Ed ecco invece l’appello di Strada a Dadullah per la liberazione di Adjmal, che non è stato liberato insieme a Mastrogiacomo. Ecco come Strada si rivolge all’uomo che lo ha ingannato e che ha fatto tagliare la gola all’autista del giornalista: «Mi rivolgo a te in spirito di pace e a nome di Emergency, organizzazione considerata amica da molti cittadini afghani. Facciamo appello alla tua umanità e ai tuoi profondi sentimenti religiosi. Ti chiediamo di ascoltare i tanti italiani, profondamente solidali con il popolo afghano e le sue sofferenze, che non sono d’accordo con la decisione del nostro governo di partecipare all’occupazione militare dell’Afghanistan. Con rispetto.». Qui l’equidistanza neutrale non si vede proprio.

Ma il “gioco” si è rotto
La ri-politicizzazione di Strada può essere spiegata. All’indomani dell’11 settembre la guerra rispetto a cui si doveva praticare la neutralità non era più quella fra gli hutu e i tusi in Ruanda o fra i mujaheddin e i talebani in Afghanistan, come avvenuto fino a quel momento, ma la guerra fra Al Qaeda e i talebani da una parte, e dall’altra gli Stati Uniti. Cioè lo stato imperialista per eccellenza, quello contro cui Strada si è consumato le suole partecipando ai cortei per il Vietnam, contro gli euromissili, contro la prima guerra del Golfo, ecc. Ciò ha creato una situazione nuova. Strada ha scoperto che si può combattere la secolare guerra santa contro gli imperialisti americani in un modo più efficace che in passato, quando si solidarizzava coi vietcong marciando in piazza e inviando loro offerte in denaro. Molto più utile stare dentro all’umanitario e da lì, con l’aura di santità guadagnata, alimentare i sensi di colpa dell’Occidente. Mostrando i bambini feriti dalla Nato, non le studentesse trucidate dai talebani.
Il gioco di Strada è andato in crisi quando qualcuno ha compiuto nei suoi confronti un atto che qui da noi è ormai considerato sacrilego: a torto o a ragione, gli ha chiesto conto del suo operato. Questo è il significato dell’arresto di Hanefi. Ovviamente il fondatore di Emergency è andato su tutte le furie: se l’aura sacrale che viene dall’azione umanitaria non è più riconosciuta, le parole e gli atti di Strada possono essere laicamente esaminati e i loro contenuti politici svelati e criticati. In Italia nessuno chiede conto al profeta Gino delle sue dichiarazioni negazioniste circa il genocidio in Darfur o del suo progetto di un ospedale cardiochirurgico nel nord del Sudan pagato con soldi italiani a servizio dei vicini ricchissimi paesi arabi (che usano i soldi per armare il governo di Khartum contro cristiani e ribelli del Darfur) perché l’aura dell’umanitario gli fa da scudo. Ma dopo il caso Mastrogiacomo-Adjmal niente sarà più come prima. C’è da giurarlo.

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