Scoperte modenesi
Lo studio degli scienziati dell’univeristà di Modena è nato dall’osservazione che molti pazienti comunque dopo un certo periodo interrompono spontaneamente la terapia, non riuscendo a sostenerne la tossicità. Mettendo insieme i dati derivanti dall’osservazione di questi pazienti, dapprima in forma retrospettiva e successivamente prospettica, i colleghi hanno potuto individuare le caratteristiche dei pazienti che per più tempo e con meno rischi possono interrompere la terapia per un anno o due, per poi riavviarla con gli stessi farmaci. La cosa interessante sembra essere che, selezionando bene i pazienti, i farmaci tornano ad ottenere un valido controllo della replica del virus quando riavviati. Si tratta di uno studio le cui implicazioni cliniche potranno probabilmente essere più rilevanti della scoperta di uno o più nuovi farmaci. Uno studio evidentemente nato dal desiderio di capire la realtà con cui si ha a che fare, cioè persone che soffrono il peso della tossicità quotidianamente crescente, e non da uno schema già costituito ed imposto a chi intende curarsi. è stato interessante che la società scientifica abbia dato spazio e rilievo ad un tentativo nato dalla “base”, con pochi soldi e molto acume.
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