Scoprire da un treno la bellezza della natura, «l’arte divina che è insita nelle cose»

Il treno corre verso Venezia. È una sera limpida di vento e il tramonto incendia di colori la campagna del Padovano. Ti sbalordisce l’intensità del verde nei campi. La vita sembra scoppiare fuori dalla terra. Le piante selvatiche si fanno largo fra le crepe dei muri lungo i binari, lo stelo eretto, i fiori spalancati. Delle stazioni dei paesi, intraviste per un istante e già lontane, ti resta negli occhi la cascata viola del glicine dei pergolati. Dentro ognuno di quei fiori, l’ansia di nascere di nuovo. Quando ci si ferma si sente nell’aria l’odore dolce dei pollini, come un’ebbrezza che ubriaca. Che cosa in questa primavera traversata dal treno ti commuove?
A Venezia, nella basilica della Madonna della Salute il cardinale Christoph Schönborn tiene una lezione accademica su darwinismo e intelligent design. «Noi diciamo sempre – spiega Schönborn – che “la natura” fa le cose in un certo qual modo, come se “la natura” fosse un soggetto dotato di spirito che si pone esso stesso dei fini. Perfino Darwin parla di “natura” in questo modo antropomorfico, benché poi sostenga di non riconoscere alcun tipo di disegno nei dettagli della sua ricerca. La “natura” si comporta dunque come se avesse dei fini. San Tommaso d’Aquino nella sua “quinta via”, la quinta dimostrazione della esistenza di Dio, diceva che le cose naturali corporee, che di per sé non hanno conoscenza, agiscono in maniera finalizzata, tendono a raggiungere ciò che è bene per loro. Per Tommaso le cose naturali raggiungono il loro fine non per caso, ma intenzionalmente. Non però a partire dalla propria intenzione, ma da quella di un ente conoscente, che le dirige verso il fine “come un arciere la freccia”». La natura, dice Schönborn, viene definita da Tommaso come «l’arte divina che è insita nelle cose».
Il divino dentro la materia. La parte di Dio nascosta in ciò che vive. La gatta che partorisce in un angolo nascosto, e misura coi suoi occhi da fiera chi si avvicina, pronta a aggredire per difendere la cucciolata – spinta da una memoria di sapienza divina. E gli uccelli che costruiscono il nido, quando è l’ora, e il ragno che tesse la geometria perfetta della sua tela, tutti orientati da quella segreta saggezza, chiamati da uno stesso destino. E allora tutto in questa primavera trionfante ti appare domanda antica, e nello stesso tempo lode a quel Dio nascosto. Ora riconosci perché ti commuove l’aggrapparsi ostinato alle rocce delle stelle alpine, o la fierezza delle schiere dei girasoli rivolti verso il sole di luglio. Frecce scagliate, righe di una lettera che attende d’essere decifrata – per chi vuole. La natura, la parte divina delle cose. Insostenibile bellezza di una sera di aprile, intravista da un treno.

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