SCUOLA DI LINGUE
Le uniche guerre che l’Europa vuole combattere sono quelle inutili. Non contenti di litigare sulla Costituzione e sulle radici e sul futuro dell’Ue e sul bilancio, si litiga anche sulla lingua. I francesi sono preoccupatissimi che l’inglese cancelli quel che rimane della splendida vecchia Francia. Già i documenti ufficilali Ue sono più spesso in inglese o tedesco che in francese, e passi. Ma, a Parigi, sembra davvero scortese che negli ex paesi dell’est capiscano molto meglio anche il russo che la lingua di Molière. Per questo hanno in serbo un piano. Addestrare una truppa di 2mila professori e professoresse pronta a invadere i dieci nuovi stati membri, e pure Romania e Bulgaria, e scalzare i britannici. Marceranno, armati di penna rossa ed erre moscia, tra il 2004 e il 2006, su Varsavia, Praga, Budapest etc. L’idea è del ministro degli Esteri, Michel Barnier. La fase uno, quella degli avanguardisti, si chiama “100 professori per un’Europa multilingue”. Si attendono risposte dagli altri. Una spedizione di 200 fiorentini in Lituania, per insegnare l’italiano di Dante, sloveni come se piovessero in Germania e un manipolo di linguisti maltesi in Francia perché diamine, se deve essere multilingue, che multilingue sia.
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