A SCUOLA DI REALTà
«Non farò mai l’insegnante perché li odio, quasi tutti. Qualche volta sono così noiosi che mi addormento sul banco per cinque o dieci minuti». «Non farò mai l’insegnante perché non guadagnano un tubo e gli studenti li prendono sempre in giro. Odio gli insegnanti perché non sono imparziali, hanno sempre i loro favoriti. Li odio perché arrivano tardi quando abbiamo compito e poi ci fanno delle note se noi studenti arriviamo in ritardo». «Al contrario, a me piacerebbe diventare un’insegnante, perché proprio mi diverto a insegnare quello che so e mi piacerebbe aiutare gli studenti che hanno bisogno di me per imparare. Anche se lo stipendio non è alto, è stupendo stare in mezzo ai giovani». “Perché non sarò mai un insegnante” di Gianfranco Giovannone (153 pp. Longanesi, euro 13) non è una raccolta di luoghi comuni. È uno spaccato della scuola reale e perciò del futuro del nostro paese, in bilico fra gli ultimi resti di un desiderio di trasmettere il vero, il bene e il bello della vita e il trionfo dell’utilitarismo e della rassegnazione. Alla politica la decisione: se permetterà al mestiere dell’insegnante di essere una professione stimolante o continuerà a mantenerlo un oscuro ruolo impiegatizio.
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