Scuola. La Moratti cerca la riforma.

Di Castagneto Pierluigi
17 Gennaio 2002
Avete presente George Bush? Quel signore che di mestiere fa il presidente degli Stati Uniti?

Avete presente George Bush? Quel signore che di mestiere fa il presidente degli Stati Uniti? Ebbene nel bel mezzo del più grande “casino” che ha colpito l’America dai tempi della guerra nel Vietnam, ha avuto il tempo di varare la riforma della scuola. Bin Laden a parte, dall’8 gennaio scorso la scuola americana ha cambiato volto. Qui da noi le cose sono un po’ più complicate. Il decreto legge era pronto, ma venerdì scorso al consiglio dei ministri non sono bastate quattro ore di discussione per farlo approvare. Oltre ai problemi interni alla maggioranza ci sono, soprattutto, quelli esterni. La grande crociata condotta da Sergio Cofferati è sotto gli occhi di tutti. Non passa giorno che il “Cinese” (e l’ovviamente allineato Enrico Panini, responsabile scuola Cgil) non faccia dichiarazioni contro la riforma. La scuola è una di quei settori cruciali con cui condurre l’accerchiamento al governo Berlusconi in una manovra a tenaglia, sindacati-magistratura, che dovrebbe sfociare, come nel 1994, in una mobilitazione generale di piazza. Eppure gli otto articoli studiati dalla Moratti hanno tanti punti interessanti. Non è ideologica. Si lasciano alle spalle tutti quei discorsi psico-sociologici del successo formativo e viene introdotta una scuola più rigorosa dove sono reintrodotte le conoscenze, oltre che le cosiddette “abilità” berlingueriane. La scelta dell’iscrizione viene lasciata alla famiglia che può decidere se anticipare a cinque anni e mezzo la frequenza alle elementari e il modulo (tre maestri su due classi) verrà sostituito con il maestro prevalente con una presenza didattica tra le 15 e le 20 ore. Alle superiori rimane il sistema di debiti e crediti, ma l’articolazione interna in bienni non permetterà agli studenti di passare ai due anni successivi senza aver recuperato le materie insufficienti lasciate in sospeso. Anche la riforma dei programmi di storia di Berlinguer, con lo studio del’900 riservato all’ultimo anno delle superiori dovrebbe essere archiviata. Infine è una riforma coi piedi per terra. Ha un prezzo che viene tenuto in conto. Non come prometteva l’ex ministro, che immaginava di cambiare tutto a costo zero. I finanziamenti previsti dalla riforma Moratti si aggirano sui 18 mila miliardi. Ma sarà dura lo stesso battere i conservatori della Cgil, il cui calcolo è semplice: gli insegnanti che hanno votato a sinistra nel 2001 sono il 61,6%, centro-destra il 29,5% (cfr. grafico a pagina 21). Dovrebbero essere gli studenti a trovare il coraggio di non essere più obbedienti al conformismo che da trent’anni a questa parte li sbatte in piazza, tranne poi non spiegare perché (e come), da trent’anni a questa parte, è questo conformismo il potere che rende la scuola immobile, fissa nella sua galleria di sprechi e di clientele, scuola non sempre democratica, sempre non all’altezza dei tempi, ma pur sempre serbatoio di voti a partecipazione statale (e che gli studenti si sfoghino pure, ogni anno, da trent’anni a questa parte, nel rituale delle occupazioni invernali).

Pierluigi Castagneto

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.