Scuola, se a sinistra piace la riforma è una notizia?

Non ci posso credere. Un ministro costretto a rinunciare a inaugurare l’anno accademico, e per di più alla Bocconi di Milano, per un pugno di guastatori dei centri sociali. Ma in che paese viviamo? E i signori editorialisti dei giornali non dicono nulla? Se penso a quanto si legge in giro sembra che la Moratti stia per distruggere la scuola e l’università. Poi, uno si informa e capisce che da a destra a sinistra è dimostrabile esattamente il contrario. Personalmente mi è capitato andando a una conferenza del Centro Culturale di Milano, giovedì 27 ottobre, con Vittorio Campione, diessino e segretario particolare fino al 2000 dell’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, Franco Nembrini, responsabile ufficio scuola della Compagnia delle Opere, Laura Mengoni responsabile formazione di Assolombarda, Luisa Ribolzi docente di sociologia dell’Educazione, Fulvio Scaparro psicoterapeuta e Maurizio Drezzadore, amministratore delegato Enaip. Sui miei appunti è rimasto quanto segue. Premesso che con i decreti che il ministro Moratti ha licenziato in questi giorni si è solo all’inizio di un lavoro per la riforma della scuola, quanto è stato fatto dalla Moratti è buona cosa, ma serve fare ancora di più, han detto i relatori, convenendo sulla necessità di realizzare.1. L’autonomia scolastica. 2. L’effettiva parità scolastica. 3. Una nuova immagine della professionalità docente. 4. Una formazione professionale di qualità. Il che mi ha fatto chiaramente intendere che le manifestazioni dei giorni scorsi sono una sporca speculazione sulla testa dei giovani per fare campagna elettorale.
Gilberto Magni, via internet
Lei ha capito bene, gli italiani pure (speriamo). Nonostante la pessima informazione. Nonostante l’ottima manipolazione. Nonostante l’esercito di don Abbondio intellettuali, cosiddetti riformisti, che quando la piazza incombe, loro se la danno abilmente a gambe. Povera sinistra, e poveri anche gli italiani, incollati al Celentano predicatore delle casette a ground zero. Mentre qui, nell’Italia non virtuale, è la casa dei nostri figli a bruciare. Evvabbè. Si sta come d’autunno, sulle poltrone davanti a Tg e tv, i pomodori maturi a farsi raccogliere dai Bob Benigni e da una minoranza di casinari che l’Unione manda avanti a fare campagna elettorale.

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