Scuole di realtà
Settimana scorsa vi abbiamo raccontato del progetto di radicale riforma del sistema scolastico che il partito Conservatore britannico intende realizzare in caso di vittoria alle elezioni generali del prossimo anno. Bene, a stretto giro di posta il ministro per l’Educazione del governo Blair, Charles Clarke, ha immediatamente risposto rendendo noti i dettagli del piano quinquennale che i laburisti hanno intenzione di lanciare per riportare «la tradizione al centro della scuola e del sistema educativo». Già, proprio così: in Europa esiste una sinistra che non ha paura delle proprie tradizioni e costumi e che intende investire nell’educazione, nella formazione, nel capitale umano.
Scuole multiculturali? Da buttare
Prima di entrare nel dettaglio della riforma inglese è bene ricordare che mentre in Italia si sta perdendo la testa e il tempo scolastico per correre dietro al relativismo muticulturalista (per esempio in Regione Campania a illuminata guida della sinistra de noantri si preparano circolari per far festeggiare il Ramadan e tutte le altre feste comandate da un egualitarismo astratto; per non parlare del caso del preside di un istituto magistrale milanese, che ha avuto la brillante idea di rilanciare l’apartheid in salsa progressista, ovverosia una classe di studenti unicamente di religione islamica, con coté di chador per le donne e crocifisso in via di rimozione), in Gran Bretagna il totem multiculturale viene preso a calci dal suo stesso antico promotore. E cioè dall’afrobritannico Trevor Phillips, ex addetto stampa del principe Carlo e attualmente responsabile della Commission for Racial Equality. In un’intervista al Times, Phillips ha stroncato senza troppi giri di parole il mito della società multiculturale, dichiarando che «il multiculturalismo è un’idea sbagliata, che ha fatto fin troppa strada nella società britannica degli ultimi decenni, e che va abbandonata. Essa ha incoraggiato la separazione fra i gruppi alimentando i conflitti etnici. Al multiculturalismo va sostituita un’attiva politica di integrazione degli immigrati poiché multiculturalismo non significa che ciascuno può fare quel che vuole in nome della sua cultura».
Nelle scuole di Londra (anche statali) tornerà la divisa
E veniamo al piano quinquennale con cui i laburisti hanno risposto alla sfida dei conservatori in tema di educazione. Per l’education secretary Charles Clarke, la riforma della scuola secondaria dovrà passare «attraverso l’obbligatorietà della divisa in tutte le scuole, un rafforzamento della disciplina e soprattutto la rivalutazione dell’house system», ovvero una sorta di camera di compensazione didattica e di orientamento tra scuola primaria e secondaria. La finalità principale «è ridare fiducia ai genitori affinché questi scelgano nuovamente di mandare i propri figli nel sistema scolastico pubblico. Ci sono molte persone che mandano i propri figli in istituti privati perché ritengono quelli statali inadatti e arretrati. Bene, queste sono le persone a cui ci rivolgiamo». Come? «Attraverso un pacchetto di interventi “dalla culla alla bara” che presuppongono l’investimento nel sistema educativo di 11 miliardi di sterline in più l’anno fino a raggiungere la quota di 58 miliardi di sterline nel 2008. Inoltre gli stanziamenti per i vari istituti non saranno più annuali ma triennali, in modo di garantire un’ampia possibilità di programmazione e investimento». Fondi quindi, ma anche minore invasività dello Stato sulle attività dei vari istituti, liberi di decidere come organizzarsi e come gestire l’attività. E tradizione: «Imporremo a tutte le scuole le divise poiché aiutano i ragazzi a essere orgogliosi di appartenere alla loro scuola e li fanno sentire ambasciatori del loro istituto nella comunità. Inoltre verranno più duramente perseguiti i comportamenti antisociali e le false denunce degli studenti, affinché gli insegnanti possano lavorare in sicurezza e serenità». Un’altra sinistra è possibile, ma forse solo al di là della Manica.
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