Scuole libere, volete vivere? Dichiaratevi centri sociali

Tenendo conto esclusivamente del sistema di aliquote e scaglioni, il grafico qui sotto mostra la differenza tra l’imposta che si pagherà con la Finanziaria 2007 proposta da questo governo e l’imposta che si pagava con l’ultima Finanziaria del governo Berlusconi, in funzione del reddito imponibile. Come può vedersi, ad esclusione di coloro che hanno un reddito lordo inferiore a 15.000 euro al mese, per i quali l’imposta rimane immutata (non un centesimo di meno), tutti pagheremo di più. Ad esempio, chi ha un imponibile di 26.000 euro pagherà una Irpef maggiorata di 440 euro; e chi lo ha di 33.500 euro pagherà 595 euro di più; infine, chi ha un imponibile superiore a 100.000 euro – non importa quanto superiore – pagherà 1.780 euro di più: chi ha paragonato Prodi a un anti-Robin Hood non poteva trovare paragone più azzeccato. Coloro che lo hanno votato si sentiranno, ora, almeno un po’ zebedei? O non verranno neanche sfiorati dal dubbio, dimostrando così di esserlo completamente?
Franco Battaglia
docente di Chimica ambientale
presso l’Università di Modena
Magari pure gli zebedei capiranno il famoso detto: meglio un morto in casa che un Visco alla porta.

Nella seconda serata del 3 ottobre mi è capitato di vedere su Italia 1 una striscia dei Griffin, che dicono essere un cartone animato di fine acume. Bè, quel che ho visto io è la scenetta seguente. Gesù, in casa con san Giuseppe, stufo del suo padre putativo, chiama Dio e gli chiede ospitalità per qualche giorno. La scena si sposta in cielo dove si vede un dio barbuto che risponde al cellulare e rifiuta ospitalità al figlio Gesù perché in compagnia di Janet. Il campo si allarga e viene inquadrata una biondona che giace nel letto con Dio. Finita la telefonata con la promessa di mandare un assegno alla Madonna, Dio saluta Gesù, si gira verso Janet e le chiede: «Dove eravamo rimasti?». Janet: «Al momento dell’impermeabile», e tira fuori un preservativo.
Ezio Colletta via internet
Vede, sono così noiosi questi manuali delle marmotte left-cartoon, che è sufficiente anche un solo minuto di somministrazione per capire che nella loro palla di dissacratori politicamente corretti, i Griffin sono soltanto la brutta copia dei Simpson. E poi non c’è niente da fare: i liberal hanno quel complesso lì, bisogna capirli, non c’è modo di togliergli l’impermeabile dalla testa.

L’Infedele, La7, mercoledì 5. Lerner scopre e discute il problema “donne e islam”. Sì, stupri, botte, veli, perché la femmina è debole nella libido, dice un imam. Salta su la giornalista di Repubblica Natalia Aspesi, quella della Casa delle Donne e dei salotti Krizia, ricordando che Pio XII scrisse un’enciclica, in tempo di guerra, per vietare alle donne gli abiti senza maniche, che mostravano le concupiscenti ascelle. Già, ma era 60 anni fa, commenta il conduttore. Enciclica? Cos’è, ignoranza o malafede, o tutt’e due?
Laura Sapelli via internet
Ma di cosa si sorprende? La Aspesi è una liberal.

Conosco delle suore, maestre elementari della loro scuola, che si preoccupano di dover chiedere 3 euro a pasto alle famiglie per la mensa dei loro bambini (ma non erano scuole per ricchi?). Mi risulta si mangi abbastanza bene, anche se forse non utilizzano cibi biologici e non espongono tabelle nutrizionali. Per la mensa di ciascun allievo, a Roma, le scuole statali spendono 9 euro (tu forse al bar spendi di meno), e per fortuna 5 ce li mette il Comune. Restano 4 euro, per 20 giorni alla settimana, e fanno 80 euro al mese, se hai la fortuna di avere un figlio solo. Ah, un’altra cosa: tutte le scuole non statali, per poter aprire, devono essere in regola con le norme di sicurezza. Quindi lo sono. Ci comunicavano in questi giorni autorevoli inchieste che invece gli istituti pubblici per il 70 per cento non ottemperano alle misure minime di sicurezza. A proposito di paritarietà, of course.
Monica Mondo Roma
La scuola italiana è pericolosamente spossata dai balli tribali dei sindacati. Però una soluzione c’è: le scuole libere si dichiarino centri di socializzazione giovanile ed esigano lo stesso trattamento che lo Stato riserva ai centri sociali. Non vorranno mica chiudere 10, 100, 1000 Leoncavallo.

Tanti colleghi chiedono di conoscere le conseguenze della sospensione inflitta al giornalista Renato Farina per la vicenda della collaborazione con il Sismi. Precisiamo che Farina per 12 mesi non potrà firmare, non riceverà lo stipendio e i contributi previdenziali. È poco? Si aggiunga che, a seguito delle sue scelte censurate aspramente dall’Ordine, Farina ha subito una gogna mediatica devastante. Nel XIV secolo, si legge nello Zingarelli, la gogna consisteva «nel mettere un collare di ferro che si stringeva attorno alla gola dei condannati alla berlina». Oggi i massmedia espongono le persone alla derisione e allo scherno pubblico. Ed è quello che è avvenuto, purtroppo, con Farina, prima di una condanna penale o di una sanzione disciplinare.
Franco Abruzzo presidente dell’Ordine dei Giornalisti
della Lombardia
Presidente, ma cosa aspettiamo a sospendere i Paolo Serventi Longhi?

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