Scusi, quale etichetta ha il suo aborto?

Di Arrigoni Gianluca
08 Settembre 2005
CHE FINE FANNO I "RESTI" DELLE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA? IL CASO DI UNA MADRE FRANCESE CHE HA SCOPERTO CHE IL SUO FETO NON HA ALCUN RICONOSCIMENTO GIURIDICO SE PESA MENO DI 500 GRAMMI

Parigi. Caroline Lemoine, 28 anni, nel 2002 ha interrotto la gravidanza, dopo ventidue settimane e quattro giorni, a causa di un aborto terapeutico dovuto a delle gravi malformazioni del bambino. La donna, provata dalla difficile esperienza, chiese all’ospedale di occuparsi dell’inumazione, come è previsto dalla regolamentazione. «Quest’anno – dice Caroline Lemoine – ho voluto sapere cosa ne era stato del corpo di mio figlio, per poter elaborare compiutamente questo lutto. Sapevo che l’autopsia era stata realizzata all’ospedale Saint-Vincent-de-Paul (a Parigi, ndr) ma, visto che la risposta non arrivava, ho mandato una lettera direttamente alla direzione dell’ospedale. A giugno mi è stato fissato un appuntamento e a quel punto mi è stato spiegato che mio figlio non era stato cremato. è stato uno choc! Erano imbarazzati e comprensivi e li ho ringraziati di avermi detto la verità».
Il 13 luglio il figlio della signora Lemoine ha potuto ricevere un’adeguata sepoltura. L’indagine interna, voluta dalla direzione dell’ospedale, ha però rivelato che il suo caso non era un episodio isolato, dovuto magari a una negligenza amministrativa. Viene immediatamente avvertito il ministro della Sanità, Xavier Bertrand, che il 2 agosto convoca una conferenza stampa e rivela che nella “camera mortuaria” dell’ospedale Saint-Vincent-de-Paul sono stati scoperti ben 351 corpicini di neonati e feti, conservati in sacchetti di plastica pieni di formaldeide con l’etichetta “elementi anatomici”. Alcuni di quei corpicini erano mantenuti in quello stato fin dal 1985, come se si fosse trattato di prodotti a lunga conservazione, e questo mentre i genitori erano convinti che i corpi dei loro piccini fossero stati cremati o sepolti. L’orrore per la macabra scoperta non è unanime. Il sindacato Force Ouvriere Sanità ha dichiarato: «Quel che ci sorprende è che questa storia venga fuori in pieno agosto», e sospetta la direzione dell’ospedale di voler «trovare delle responsabilità da addebitare al personale». Il che dovrebbe far pensare che quei poveri resti si sono infilati da soli nella formaldeide e che se fossero stati scoperti in autunno sarebbe stato meno sorprendente. Un’altra sindacalista, Annie Pivin, della Cfdt Ap-Hp, con grande sensibilità e con un bello slancio dietrologico si chiede: «Che cosa si cerca di dimostrare?». A uguale livello di surreale inadeguatezza arriva il commento di Marc-Alain Rozan, medico e segretario generale aggiunto del Sindacato nazionale dei ginecologi e degli ostetrici di Francia (lo Syngof), per il quale «questa scoperta è un non avvenimento che porta un inutile discredito ai medici». Il presidente dello stesso sindacato, il dottor Marie-Guy Cousin, si stupisce dello stupore, perchè «in tutte le maternità universitarie, a dei fini didattici, si conservano dei feti o dei bambini nati morti e portatori di malformazioni interessanti».
Insomma, niente di grave e largo alla Scienza, con la maiuscola. In quest’occasione sostenuta dalla legge che, non riconoscendo nessuno statuto giuridico al bambino non ancora nato, rende questa brutta storia comparabile, in pratica, a un banale disfunzionamento amministrativo senza gravità. Per la legge francese infatti il feto che ha meno di 22 settimane, o che pesa meno di 500 grammi, è considerato come un embrione e può quindi essere bruciato come un qualsiasi “scarto” ospedaliero o essere utilizzato per delle ricerche, se i genitori danno l’autorizzazione convinti magari che si tratti solo di un’autopsia. Se invece l’autorizzazione non c’è e vengono comunque effettuati dei prelievi sul cadavere, come potrebbe essere avvenuto in questo caso, i responsabili rischiano al massimo un anno di prigione e 15mila euro di multa. Di fronte a questa “malformazione giuridica” Alexis Dussol, direttore dell’ospedale di Montauban, ha scritto sul quotidiano Libération che per il legislatore sarebbe tempo di «fare qualcosa di più per il riconoscimento giuridico del feto», perchè «è evidente che le contraddizioni attuali non sono per nulla soddisfacenti».

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