Se avesse vinto Nader…

Di Chawla Navin
08 Dicembre 2000
Secondo i circoli ambientalisti europei, l’outsider Ralph Nader sarebbe la sola buona notizia venuta dal tormentone delle presidenziali Usa. Ma cosa accadrebbe se il leader del cosiddetto “popolo di Seattle” diventasse un giorno presidente americano?

Sul New York Times abbiamo letto che la candidatura presidenziale di Nader si è basata su “ragioni egoistiche” (in politica esistono forse spinte diverse?), mentre The Washington Post ha sposato la tesi secondo cui fra George W. Bush e Al Gore esisterebbero davvero differenze importanti di programma e che quindi votare per Nader ha significato dare un voto in più a Bush. Ovviamente, Nader non accetta questa logica. Secondo lui, sia i Democratici che i Repubblicani sono strumenti nelle mani d’“interessi corporativi” ed è per questo che il leader ecologista si batte per riformare davvero il Paese in vista di quella nazione socialista che egli ritiene l’America debba senz’altro diventare. Molti giovani e molti delusi dagli altri terzi partiti hanno creduto nella sua candidatura ed è questo — non la sua ideologia — ad aver impensierito i Democratici. Del resto, i loro capi hanno cercato di convincere gli elettori del fatto che, in fin dei conti, Nader altri non è se non “uno di loro” e si sono dichiarati disponibili ad attuare tutti i punti tematizzati nel suo programma elettorale se solo i malvagi Repubblicani glielo permetteranno. In realtà, il vero problema Nader non è stata la sua candidatura indipendente (credo davvero che gli Stati Unti abbisognino di più di due partiti), ma il fatto che la sua proposta politico-culturale sia assolutamente distruttiva. Nader è solo un fascista totalitario. Questo, e non i voti che è riuscito a sottrarre a Gore, minacciano la libertà. Il messaggio di Nader recita: l’industria americana crea prodotti dannosi per tutti, inquina l’aria, l’acqua e il suolo, e nega il vero bene spirituale della vita. Per di più, compera gli uomini politici che ciecamente eseguono le volontà dei loro malvagi padroni, quelli decisi a schiavizzarci tutti e a nuocerci in maniera irreparabile. L’unico modo per fermare il meccanismo è quello di costringere l’industria a scomparire, oppure impadronirsi completamente delle sue proprietà. Nel frattempo, il governo deve dichiarare fuori legge un gran numero di prodotti o usare le tasse e altre imposizioni statali onde scoraggiarne l’aquisto. Il caffè, per esempio. Mentre, per esempio a Seattle, molti naderisti amano discutere della grandezza del loro Beniamino attorno a una tazza di caffè, il loro capo sostiene che quella bevanda è solo un veleno somministratoci da aziende cattive. L’unico modo per trattare la questione, sostiene il leader ecologista, è quindi quella di metterlo fuori legge. E lo stesso dicasi per sigarette e bevande alcoliche. Così, mentre continuano a illudersi di essere parte di un movimento votato a “domare le società malvage”, i supporter di Nader difendono chi li vuole privare di tutte le cose che essi preferiscono. Dando retta a Nader si ha l’impressione che l’intero universo degli affari sia capace solo d’inquinare e di uccidere la gente. Nel Mondo di Nader, nessuno dei prodotti creati dalle aziende statunitensi è di alcuna utilità sociale, ed è o pericoloso o inutile. Immaginiamo ora che Nader sia stato eletto presidente degli Stati Uniti d’America e diamo un’occhiata al Paese governato dal suo dispotismo. Per prima e più importante cosa, le automobili private sarebbero fuori legge. E dato che il leader dei Verdi nordamericani vieterebbe anche i veicoli con motori a combustione interna, i prezzi delle merci (le poche cose che ancora Nader ci permetterebbe di comperare) aumenterebbero spaventosamente. Non ci vuole certo un genio per capire che i nostri mondi verrebbero completamente rovesciati. Per impedirci di acquistare clandestinamente beni come il tabacco e il caffè, Ralph dovrebbe aumentare l’entità delle già ben vaste forze di polizia statali. Quello di Nader sarebbe insomma un mondo fatto esclusivamente di grandi privazioni materiali e spirituali. In breve tempo ne deriverebbero carestie immani, senza più raccolti utili (prodotti chimici e biotecnologici sarebbero infatti al pari proibiti) e con ciò che ancora cresce più o meno spontaneamente nei campi lasciato lì a marcire. Assisteremmo poi a un vertiginoso aumento della mortalità e delle malattie infantili, inclusi morbi come la malaria, la febbre gialla e il colera che da tempo sono completamente scomparsi dalle nostre società. Nazioni come gli Stati Uniti si trasformerebbero rapidamente in Paesi del Terzo Mondo. L’ideologia di Nader — il totalitarismo ecologista — cancellerebbe insomma in pochi attimi le conquiste raggiunte dall’umanità in più di un secolo di sviluppo e d’industrializzazione. Per questo lui e i suoi simili vanno tenuti lontani dai vertici istituzionali dei Paesi civili e democratici.

William L. Anderson: Assistente di Economia al North Greenville College di Tigerville, Carolina del Sud, USA.

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