Se Dio è morto l’uomo è uno zombie

Di Maffeo Luca
21 Febbraio 2002
Tutto il testo è un’unica domanda che deriva dall’osservazione diretta di una condizione sociale nella quale l’uomo è confuso e incerto, ha dubbi seri sulla propria identità, è ridotto a nulla.

Tutto il testo è un’unica domanda che deriva dall’osservazione diretta di una condizione sociale nella quale l’uomo è confuso e incerto, ha dubbi seri sulla propria identità, è ridotto a nulla. L’uomo che parla afferma che se Dio è morto, cioè che non c’è né senso né origine, egli stesso non comprende cosa sia e che nesso abbia con il reale. Questa società considera la provocazione di Andy Warhol geniale («Io sono la mia superficie») e l’uomo paragonato con la sua concezione solo il frutto di una serie di reazioni a ciò che gli piomba addosso, quindi una nullità. Un uomo che ora arriva ad affermare la capacità intellettiva e di ragione degli animali, riduce se stesso ad animale. L’uomo si considera niente, insignificante. Ma nell’ultimo lavoro dei King Crimson non si parla più di altri, ma di sé. È chiaro allora come l’uomo sia incapace di «sovrintendere la costruzione della luce», ossia incapace di operare per il bene. Non resta che prendere farmaci contro la depressione, perché, pur essendo fisicamente vivo, è già morto. L’unica soluzione è quella di bere un po’ di Prozack (Prozack blues).

Descrizione di una frammentazione

Quella descritta è la frammentazione, ossia l’uomo senza un’unità propria, l’uomo senza più un’identità. Qui si spiega la serie di contraddizioni o elenco di cose negative e positive poste nel testo: quello che sembrerebbe un bel giorno diventa così in un giorno negativo, un giorno cupo; fino ad arrivare all’ultima frase «speranza sacro passione vita notte dolore tenero luce». Ciò di cui si parla è una confusione generale nella quale un uomo non sa più come girarsi, non sa più come agire davanti al bene ed al male che incontra nella realtà di tutti i giorni. Tutto questo è ben espresso dal susseguirsi di antinomie («giorno nero giorno/passione vita notte dolore»). Trent’anni prima della realizzazione di questo testo, Peter Sinfield e Robert Fripp scrissero 21th century schizoid man dove viene presentato l’uomo schizoide appartenente alla società della quale si parla in The Construkction of Light. Del brano del ’68 è fondamentale l’ultima strofa: «uomini ciechi, poeti morti di fame, bambini che sanguinano, egli non possiede niente di cui ha veramente bisogno». È veramente singolare il nesso con molti dei personaggi di T. S. Eliot che non hanno più coscienza del perché e quindi esprimono la stessa frammentazione: «They spend their lives bent on the circumstance of the fleeting moment» (cfr. The young man carbuncular). Alla fine rimane nell’uomo solo una domanda alla quale però non si da risposta, che rimane tragicamente sospesa. Se la società, la cultura in cui mi trovo afferma tutto questo (che Dio è morto, che i cani possono sognare, che gli uccelli possono parlare) è impossibile che un uomo possa operare per il proprio bene, ed anche per quello degli altri («sarebbe impossibile che un uomo possa sovrintendere la costruzione della luce»).

La sicurezza che questo bene si possa compiere non c’è. Dove si vive “essendo già morti” è umanamente impossibile operare per la propria felicità.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.