Se embrioni e feti sono solo ‘globuli rossi’
Parigi. Claude Sureau, ostetrico, ginecologo, membro del Comitato consultivo nazionale di bioetica ed ex presidente dell’Accademia nazionale di medicina, nel suo libro Son nom est personne, “Il suo nome è nessuno”, pubblicato ad ottobre da Albin Michel, si chiede se non sia tempo di garantire a feti ed embrioni umani uno statuto giuridico. A far reagire Sureau sono stati due episodi. Il primo (vedi Tempi n.10) è la decisione della corte d’appello di Metz che, lo scorso febbraio, ha considerato come un non avvenimento la morte di un bambino nel ventre di sua madre, e questo perché la legge non prevede uno statuto per l’essere prenatale, giuridicamente inesistente. Il secondo episodio (vedi Tempi nn. 37 e 45) è dello scorso agosto, quando nella camera mortuaria dell’ospedale Saint-Vincent-de-Paul, a Parigi, sono stati scoperti 351 corpi di neonati e feti che invece di essere seppelliti o cremati, come prevede la legge e come credevano i genitori, erano conservati da anni nella formaldeide.
Claude Sureau dice a Tempi che «le vive reazioni di fronte a questo orrore» lo hanno spinto a una considerazione: «I corpi dei feti morti meritano rispetto, e questo dovrebbe valere ancora di più per dei feti ancora vivi». Ma così non è, come dimostra appunto la decisione del tribunale di Metz. Perché? «Per la pigrizia intellettuale di giuristi e legislatori, che fanno riferimento in modo quasi ossessivo alla summa divisio del diritto romano che prevede due sole categorie, le cose e le persone. L’esperienza medica dice che ce n’è una terza: l’essere prenatale. Quello che rimprovero ai nostri giuristi e legislatori è di non aver preso atto delle evoluzioni della medicina. è un comportamento antiscientifico. Per noi medici l’essere prenatale non è una “cosa” ma un paziente e i genitori lo considerano già come un bambino, un figlio». Questo fatto lo porta a una seconda considerazione: «Si ha il terrore che il riconoscimento giuridico dell’essere umano prenatale possa rimettere in questione la legge sull’aborto. Un timore che non ha nessuna giustificazione perché la principale ragione che ha giustificato quella legge, e cioè la limitazione del danno, è ancora valida. è evidente a tutti, anche a chi è contrario all’aborto, che se quella legge non ci fosse molte donne abortirebbero clandestinamente, mettendo in pericolo la loro vita. Ma questo timore non deve essere utilizzato come pretesto per impedire una necessaria discussione sullo statuto giuridico del feto e dell’embrione. Essi meritano rispetto e considerazione perché ontologicamente sono degli esseri umani in divenire e non possono essere trattati come una “cosa”. Ma non sono nemmeno una persona, termine che giuridicamente ha delle particolarità ben definite che, se fossero attribuite all’essere prenatale, porterebbero a situazioni inestricabili. Non sarà facile far accettare una realtà che viene negata anche da uomini di scienza come quel medico, di cui parlo nel libro, che ha paragonato un embrione “in vitro” a un normale globulo rosso. Scientificamente scandaloso».
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