Se per essere di sinistra bisogna dialogare con Hamas
Nahul è un’ape, un nuovo personaggio dei programmi per bambini di al Aqsa, l’emittente tv di Hamas. Dice di essere la cugina di Farfur, il “Topolino” morto martire sotto il fuoco israeliano. Per gli ideologi dei Fratelli Musulmani è la morte che dà senso a tutta la vita, perciò il “martirio” va esaltato agli occhi dei più piccoli, perché anche loro possano crescere felici e morire uccidendo il maggior numero possibile di “ebrei”. Perfino Bruxelles pare aver preso atto di tutto ciò, e per sconfiggere i fondamentalisti di Hamas ha appoggiato senza riserve Abu Mazen, leader di al Fatah. Per una volta l’Unione Europea e gli Stati Uniti parlano allo stesso modo. Risultato: secondo gli ultimi sondaggi il 66 per cento degli elettori di Hamas oggi sceglierebbe Abu Mazen. Insomma, manca poco alla svolta, forse l’illusione fondamentalista inizia a scricchiolare. Poi arriva Massimo D’Alema che legittima Hamas in quanto forza eletta dal popolo (ma quanti regimi assassini hanno goduto del consenso delle masse?). Bel regalo ad Abu Mazen, bel regalo a tutti noi. Ma D’Alema non è nuovo a questo tipo di “sorprese”. Quel che sorprende, piuttosto, è che anche Piero Fassino abbia voluto ribadire la linea dalemiana, proprio lui che in questi anni si è mostrato sensibile alle ragioni israeliane, arrivando a presiedere la “Sinistra per Israele”. Perché? Se si vuole essere “di sinistra” è questo il mantra che ci dovremo sorbire d’ora in poi, “il dialogo con Hamas”? Oppure non si sta guardando a Ramallah, ma a Roma e alle divisioni nella maggioranza e si tenta così di trovare un terreno comune?
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