Se gli arbitri fossero perfetti
Ho fatto un sogno. Nostro Signore mi appariva improvvisamente e mi permetteva di esaudire cinque desideri. Non ci ho pensato un attimo: ho aumentato di molti zeri il mio conto in banca, ho pensato alla salute della famiglia, ho assegnato quindici scudetti al Genoa e l’ho sistemato al terzo posto (via, non esageriamo) in serie A; mi sono attribuito un titolo nobiliare (Duca di Rapallo e Montallegro: mi sconfinfera mucho). Ma il quinto desiderio era il migliore: per un campionato gli arbitri non avrebbero sbagliato nulla, neanche il più stupido fuorigioco. L’ho fatto non tanto per loro, quanto per tutti i tromboni in servizio permanente effettivo che ci spappolano con moviole e movioloni, l’ho fatto per azzerare Gaucci e Biscardi. Poi ci ho riflettuto: dopo qualche domenica di crisi d’astinenza, si sarebbero certamente inventati qualcos’altro. No, non cambierebbe nulla neanche con gli arbitri superman. Allora ho lasciato perdere e mi sono preso un 250 metri terrazzato all’Ile St. Louis.
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